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USA e Turchia: alleati o nemici?

Il rapporto tra Washington e Ankara è molto teso da tempo e dimostra come i due Paesi abbiano visioni differenti riguardo a determinate questioni. Lo scontro è aperto sul caso dei Curdi, il riconoscimento di Gerusalemme e i rapporti con la Russia.

I Curdi e la Siria

L’alleanza tra gli USA e la Turchia è messa a dura prova dal rapporto con la popolazione curda. Washington, infatti, supporta i curdi siriani dell’Unità di Protezione Popolare (Ypg). Se da un lato gli Stati Uniti vedono nell’Ypg un alleato contro l’Isis, la Turchia li considera invece terroristi. Il governo di Erdogan vede la propria sicurezza nazionale messa a dura prova dalla possibilità che si instauri in Siria una regione curda autonoma governata da curdi siriani vicini al Pkk, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, illegale in Turchia. Dopo l’intervento nell’enclave di Afrin dello scorso gennaio, il Presidente turco ha minacciato una possibile estensione dell’offensiva a Manbij. Quest’area è sotto controllo curdo, ma gli Stati Uniti fanno stazionare le proprie forze speciali e se Erdogan decidesse di estendere l’intervento militare anche qui, allora l’ipotesi di uno scontro fra truppe turche e statunitensi potrebbe essere preso in considerazione seppur forse impensabile tra due Paesi NATO.

La posizione su Gerusalemme

Le dichiarazioni di Trump in merito all’ipotesi del trasferimento dell’Ambasciata statunitense da Tel Aviv alla Città Santa ha fatto scalpore in tutto il mondo, specialmente in quello musulmano. Anche ad Ankara la decisione del Presidente statunitense non è piaciuta e lo scorso 13 dicembre, Erdogan ha riunito in un vertice a Istanbul i Paesi appartenenti all’Organizzazione per la cooperazione islamica. Qui Erdogan ha usato parole molto forti verso gli Stati Uniti e Israele, accusando Trump di avere una mentalità sionista. Il summit di Istanbul ha mostrato forse come la Turchia, pur essendo a tutti gli effetti uno Stato facente parte dell’Alleanza Atlantica, sia in realtà poco orbitante intorno al blocco occidentale e di quanto Erdogan preferisca agire da solo, mettendosi a capo della protesta musulmana. Erdogan rappresenta uno degli attori fondamentali del Medio Oriente e grazie al summit è riuscito a ritagliarsi una figura di riferimento tra i Paesi musulmani. I leader musulmani si sono trovati, infatti, tutti di comune accordo nel voler riconoscere Gerusalemme Est come capitale dello Stato di Palestina in risposta alla decisione di Trump. Per il Sultano, la polemica su Gerusalemme ha rappresentato un’occasione per incrementare la propria leadership a scapito però dei rapporti con gli Stati Uniti.

Il flirt con la Russia

Analizzando la mutevole linea mantenuta negli ultimi tempi dalla Turchia, si nota come Ankara stia intrattenendo dei rapporti molto ambigui con i suoi alleati statunitensi da una parte e stia cercando di tessere le fila di una nuova amicizia con Mosca dall’altra. La strategia turca può essere riassunta così: Ankara intende graziarsi entrambe le potenze minacciando di schierarsi con l’altra. L’Accordo con Mosca relativo alla produzione di batterie missilistiche S-400 può essere visto come parte di questa strategia di flirt nei confronti della Russia, accordo che rappresenta una provocazione agli alleati occidentali essendo di natura militare. La guerra in Siria ha inoltre rappresentato una svolta importante nei rapporti tra Mosca e Ankara: la Turchia è da sempre di vitale importanza per la NATO e un ostacolo per la Russia in Medio Oriente. Tuttavia, il fallito golpe contro Erdogan ha mostrato al Presidente turco di essere poco amato al blocco occidentale e ha rappresentato una svolta nei rapporti con Putin. Erdogan ha adottato una politica più radicale, ben lontana dall’idea di Ataturk di una nazione laica; meno vincoli verso gli Stati Uniti e la NATO. Putin dal canto suo vuole rendere gli Stati Uniti molto meno influenti, permettendo alla Russia di incidere maggiormente sulla scena politica mondiale. Turchia e Russia trovano quindi una convergenza che potrebbe giovare a entrambe le parti, almeno nel breve periodo. Ma nel lungo termine?

Una possibile risposta sul lungo termine

La preoccupazione maggiore sul lungo termine per Washington è da ricercarsi nell’ipotesi che la Turchia possa lentamente allontanarsi dalla NATO per avvicinarsi sempre più alla Russia e al blocco euroasiatico. Tuttavia, è improbabile che la Turchia possa arrivare per davvero una rottura definitiva con la NATO: la sua partecipazione all’Alleanza Atlantica è di vitale importanza sia per Ankara, sia per Washington. Sembra infatti surreale pensare a una Turchia completamente antagonista al mondo occidentale e agli USA senza un alleato strategicamente importante come quello turco nel Medio Oriente. Una cosa però è vera: dal rapporto USA – Turchia si può comprendere come nella geopolitica moderna gli interessi e gli obiettivi dei singoli Stati vengano prima di alleanze consolidate e di come si possa essere nemici-amici allo stesso tempo.

              

                                                                                                                                  Andrea Molinari

 

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