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Pompeo, Bolton e Haspel: come cambia la politica estera statunitense

Il 13 marzo scorso, il Presidente Donald Trump ha annunciato la nomina di Mike Pompeo a Segretario di Stato e la promozione di Gina Haspel a Direttore della CIA. 9 giorni dopo, è McMaster a fare le valigie, con John Bolton che diventa Consigliere per la Sicurezza Nazionale. Nel giro di un mese, Trump cambia le sue pedine, modificando l’impostazione della sua Amministrazione in politica estera.

La decisione

La svolta di Trump può sembrare improvvisa a un occhio poco attento, ma in realtà, la scelta di modificare gli uomini nei posti chiave dell’Amministrazione è nata molto tempo prima e maturata nel corso del primo anno di presidenza. Tra il Presidente e Tillerson non è mai corso buon sangue; troppe divergenze sull’Iran Deal, sulle negoziazioni con la Corea del Nord, nonché sulle idee commerciali di Trump. La differenza è anche di stile: moderato e legato all’arte diplomatica Tillerson, diretto e impulsivo Trump. Anche con McMaster non c’è mai stata sintonia, cominciando dal fatto che la scelta del Presidente per il ruolo di National Security Advisor è stata quella di Michael T. Flynn, poi dimessosi il 13 febbraio 2017 dopo la notizia di un suo coinvolgimento nelle ingerenze russe alle elezioni del 2016 e di un suo incontro con l’ambasciatore russo Sergey Kislyak. Il Generale McMaster ha criticato gran parte della politica estera di Trump, incluso l’approccio dell’Amministrazione con Russia e Corea del Nord. La scelta di portare all’interno dell’Amministrazione due personaggi come Mike Pompeo e John Bolton, lascia presagire una politica estera di gran lunga più aggressiva e diretta che in passato, sopratutto per avversari come Iran e Corea del Nord.

Fig.1 – A sinistra, Rex Tillerson, ex Segretario di Stato dell’Amministrazione Trump; a destra, Mike Pompeo, Direttore della CIA nominato Segretario di Stato al posto di Tillerson

Chi è Mike Pompeo

Dopo mesi di voci e speculazioni, il 13 marzo scorso il Presidente Trump ha annunciato via Twitter le dimissioni di Rex Tillerson dall’ufficio di Segretario di Stato, dopo le fatali dichiarazioni di quest’ultimo sulla Russia e le divergenze su Iran e Corea del Nord. A sostituirlo è Mike Pompeo, Direttore della CIA, che a sua volta viene rimpiazzato da Gina Haspel, già vice di Pompeo.

Michael Richard Pompeo nasce il 30 dicembre del 1963 a Orange, in California. Di chiare origini italiane, Pompeo si è laureato in ingegneria meccanica presso l’Accademia Militare degli Stati Uniti a West Point e ha conseguito un dottorato in giurisprudenza presso Harvard. Dal 1986 al 1991 ha prestato servizio militare, con il rango di Capitano, come ufficiale di cavalleria di pattuglia presso il Muro di Berlino, sino alla sua caduta. Nel 1991 ha partecipato alla Guerra del Golfo.

Membro del Tea Party, uno dei movimenti più radicali del Partito Repubblicano, è stato eletto in Kansas per la Camera dei rappresentanti dal 2011 al 2017, distinguendosi per le sue posizioni radicali. Durante le primarie repubblicane è stato un forte sostenitore di Rubio, ma alla vittoria di Donald Trump, è diventato sin da subito un suo sostenitore nella corsa alla presidenza. Il 18 novembre del 2016, il Presidente eletto Donald Trump lo nomina direttore della CIA, con il Senato che nel gennaio del successivo anno conferma al voto la nomina.

Durante la sua esperienza da Congressman, Pompeo si guadagna il titolo di “Falco”, assumendo posizioni avverse su diverse questioni. Sull’Iran Deal, Pompeo è stato sempre molto critico riguardo l’accordo, giudicandolo un fallimento per gli Stati Uniti e promuovendo una politica intransigente con l’Iran. Stesso discorso per quanto riguarda la Corea del Nord: tolleranza zero nei confronti di Pyongyang. Critico anche nei confronti della Cina, vista la sua posizione ultraconservatrice e favorevole al protezionismo statunitense. Contrario alla chiusura di Guantanamo, Pompeo è un forte sostenitore del Secondo Emendamento, del Patriot Act e della raccolta di informazioni in chiave anti-terroristica operata dalla NSA, nonché strenuo difensore della CIA riguardo le accuse di utilizzare la tortura durante gli interrogatori.

Chi è Gina Haspel

Con la nomina a Segretario di Stato di Mike Pompeo, il posto di Direttore della CIA andrà presumibilmente a Gina Haspel, vice di Pompeo. Se sarà confermata la sua nomina dal Senato, sarà la prima donna a dirigere l’agenzia.

Le informazioni circa la giovinezza e la formazione di Haspel sono frammentarie e difficili da trovare, probabilmente per via dei suoi lavori sotto copertura nell’agenzia. Si sa per certo che è nata il 1956 ad Ashland, Kentucky, e che nel 1985 è entrata nella CIA. Ha preso parte a numerose operazioni sotto copertura in Europa Centrale, Turchia, Asia Centrale ed Etiopia. Tra l’ottobre e il dicembre 2002, Gina Haspel ha gestito una prigione segreta della CIA in Thailandia, dal nome in codice Cat’s Eye, finita sotto la lente d’ingrandimento dopo le indagini avviate nel 2014 dalla Commissione Intelligence del Senato sul “detention and interrogation program” della CIA, nato dopo l’11 settembre, che vedevano l’utilizzo di tecniche di tortura come il waterboarding. Secondo un ex alto ufficiale della CIA, Haspel arrivò come capo durante il waterboarding di Abd al-Rahim al-Nashiri.

Successivamente, ha lavorato presso il Counterterrorism Center e come capo della stazione CIA a Londra, per poi assumere incarichi di alto profilo presso il National Clandestine Service, che si occupa di tutte le attività sotto copertura in giro per il mondo. Il 2 febbraio 2017, Donald Trump la nomina vice Direttore della CIA, una posizione che non richiede il voto del Senato. Nonostante le critiche ricevute nei giorni successivi, Gina Haspel è rimasta in carica fino alla sua nomina come Direttore della CIA da parte del Presidente. Anche in questo caso, il suo nome ha riaperto vecchie discussioni; la Senatrice Dianne Feinstein (D-Cal.), che ha presieduto Commissione Intelligence del Senato dal 2009 al 2015, ha dichiarato di voler avere una visione completa sul ruolo della Haspel in merito a quella che considera “una delle pagine più buie della storia americana”. Richieste simili arrivano anche dai Repubblicani, con il Senatore John McCain (R-Ari.) che ha chiesto a Gina Haspel di fornire dettagli sul suo coinvolgimento al programma della CIA .

Le nomine di Pompeo e Haspel in due ruoli chiave come Segretario di Stato e Direttore della CIA hanno creato un grande dissenso: numerose organizzazioni umanitarie hanno criticato la scelta di Trump, come la direttrice generale negli Stati Uniti di Amnesty International, Margaret Huang, secondo cui entrambi avrebbero dovuto prendere le distanze da certi aspetti della loro vita passata e da precedenti dichiarazioni favorevoli a strumenti come la tortura e le detenzioni arbitrarie prima di prendere gli incarichi.

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Fig. 2 – John Bolton, nominato nuovo National Security Advisor dal Presidente Donald Trump, durante la Conservative Political Action Conference a National Harbor, Maryland, il 22 febbraio 2018

Chi è John Bolton

Un altro “Falco” che entrerà nell’Amministrazione Trump è John Bolton, in qualità di nuovo National Security Advisor, carica particolarmente importante per la politica estera statunitense.

Nato il 20 novembre 1948 a Baltimora, Maryland, si è laureato in legge a Yale. Protetto del Senatore conservatore Jesse Helms, ha assunto numerose posizioni presso il Dipartimento di Stato, il Dipartimento di Giustizia e la United States Agency for International Development (USAID). Durante le Amministrazioni Bush, ha dapprima servito come Sottosegretario di Stato per il controllo delle armi e la sicurezza internazionale, facendosi notare per le sue politiche di regime change in Paesi come Siria, Libia e Iran e il suo sostegno alla guerra in Iraq, poi come ambasciatore presso le Nazioni Unite, nonostante la sua pessima opinione sull’organizzazione internazionale.

Ciò che è da analizzare in Bolton è la sua visione del mondo: critico verso il multilateralismo, ha denunciato l’Amministrazione Obama di aver ceduto la sovranità statunitense con la sua debole politica estera. Favorevole a cambi di regime in tutti gli Stati autoritari, tra cui Siria, Iran, Russia, Cina e Corea del Nord, su quest’ultimo si è detto sostenitore a un attacco preventivo per disinnescare il suo arsenale nucleare. Molto critico nei confronti dell’Unione Europea, ha sin da subito sostenuto la Brexit.

La nuova politica estera dell’Amministrazione

Con questi tre nuovi personaggi, Trump lancia un forte segnale in politica estera: con lui non si scherza più. Il primo banco di prova sarà il vertice tra Kim Jong-un e il Presidente statunitense. Sarà compito di Pompeo gestire tutta la macchina diplomatica e rendere possibile un incontro dai risvolti storici. Con un “cane da guardia” come Bolton al suo fianco, Trump può costringere il leader nordcoreano a sedersi al tavolo delle negoziazioni senza possibilità di uscita: o si raggiunge un accordo, o si rende possibile un’escalation.

L’accordo sull’Iran sarà un’altra questione su cui Bolton e Pompeo dovranno mettere mano. Bolton è uno dei più accesi oppositori dell’Iran Deal, sostenendo anzi la necessità di colpire le installazioni nucleari iraniane, fermando così il programma nucleare della Repubblica Islamica. In aggiunta, il nuovo Consigliere considera Teheran il principale sponsor del terrorismo a livello globale e una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi alleati regionali, Arabia Saudita e Israele, con Bolton molto vicino a quest’ultima. Anche Pompeo è stato in prima linea nell’opporsi all’Iran Deal, divenendo un fiero oppositore dell’accordo dai banchi del Congresso. Con queste due nomine, Trump, che a breve dovrà decidere se prolungare la vita dell’accordo o terminarlo, sembra propendere per l’ultima soluzione.

Anche Cina e Russia non possono stare tranquille. Sia Bolton che Pompeo hanno espresso le proprie critiche nei confronti dei due rivali statunitensi: Pompeo ha tracciato una linea dura nei confronti di Mosca per via delle interferenze alle elezioni statunitensi del 2016, mentre Pechino risulta essere “una minaccia ancora più grande” della Russia. Anche Bolton non fa sconti a Pechino, criticando le pratiche commerciali cinesi e sostenendo i dazi imposti da Trump, nonché affermando la necessità di avviare una maggiore collaborazione con Taiwan. Stesso risultato per Mosca, con Bolton che ha a più riprese affermato che fosse necessaria una politica ancora più aggressiva nei confronti della Russia.

Francesco Generoso

Informazioni su Francesco Generoso ()
Francesco Generoso, 23 anni, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università l’Orientale di Napoli. Responsabile della sezione esteri del blog “The American Post” e collaboratore per le riviste “Atlantico Quotidiano” e “Opinio Juris – Law & Politics Review“. Membro dello “Youth Atlantic Treaty Association” italiano e vice-responsabile della comunicazione di “Yata Italy”. Membro del Movimento Studentesco per l’Organizzazione Internazionale (MSOI) di Napoli e membro del Comitato Giovani del Club Atlantico di Napoli.

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