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USA e Cina: braccio di ferro africano

L’inarrestabile ascesa della Cina in Africa potrebbe compromettere la presenza statunitense nel continente africano, appropriandosi di risorse e conquistando la fiducia degli Stati del Continente nero attraverso un’attenta e oculata azione di soft power. 

Cina-Stati Uniti, Stati Uniti-Cina; uno scontro geopolitico sempre di elevato interesse e di stretta attualità, a prescindere da dove si svolga. Premettendo queste generiche considerazioni come illustrative dei punti su cui verterà l’analisi di questo articolo, si andrà ora a settorializzare la questione, incentrando il discorso sul caso africano, mettendolo in relazione, attraverso l’esplorazione di alcune situazioni specifiche, con gli interessi e con gli obiettivi delle due superpotenze nel Continente.

Va inoltre aggiunto che indubbiamente non può essere un singolo articolo isolato a fornire una panoramica quanto più possibile esaustiva della varietà dei tratti oggetto di questo confronto. Vale però l’idea di analizzare alcuni quadri specifici, che possono illustrare delle cause e delle conseguenze di tale confronto. Ad esempio si possono considerare le situazioni della Repubblica democratica del Congo, nel dettaglio il caso legato alle miniere di coltan e cobalto, e i casi di Mali e Sud Sudan, dove per la prima volta la Cina ha inviato propri contingenti militari, nel tentativo di sbrogliare i conflitti civili in atto in questi due Paesi attraverso operazioni di peacekeeping.

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Fig.1 – Operaio dinanzi alla catena di montaggio dell’impianto di Lubumbashi, Congo, dove viene smistato il cobalto grezzo prima di essere inviato in Cina ed infine rifinito.

Il caso congolese

Per quanto concerne il caso congolese, il dilemma Cina o Stati Uniti ben si sposa con la situazione legata allo sfruttamento delle miniere di cobalto e coltan. L’importanza di queste materie per determinati rami dell’industria internazionale (nel dettaglio telefonia mobile, produzione smartphone e batterie), ha reso irrinunciabile l’accaparrarsi di queste risorse per le grandi economie mondiali. Non a caso negli ultimi anni la quantità di investimenti su questo settore da parte del governo cinese è di molto aumentata, ponendo in questa maniera la Cina al vertice in questa specifica classifica. Tale impegno profuso ha portato sicuramente frutti all’imprenditoria dell’ex Impero Celeste, infatti gran parte della produzione mineraria congolese è stata direttamente inviata alla Cina e alle sue imprese, rovesciando in questa maniera quello che si potrebbe considerare un predominio di influenza economico-commerciale statunitense sul Congo democratico, che almeno dal 1991/1992 passando per le varie fasi della guerra civile, era all’ordine del giorno nel paese centroafricano.

Fig. 2 – Truppe di peacekeeping cinesi presenti in Sud Sudan sotto l’egida delle Nazioni Unite, nella missione “United Nations Mission in South Sudan (UNMISS)”.

Le situazioni di Mali e Sud Sudan

Nel quadro dei conflitti civili sudanesi e maliani, l’interferenza cinese negli ultimi anni è stata indubbiamente maggiormente preponderante. L’invio – da sottolineare il primo caso nella storia della politica estera cinese – in Mali e Sudan di propri contingenti da parte del governo di Pechino, ha inaugurato quella che potrebbe rilevarsi una nuova stagione per gli equilibri tra le grandi potenze nel continente africano. È opportuno sottolineare quanto alcuni dati vedano già da qualche tempo, insieme agli Stati Uniti, la Cina come la seconda principale Nazione per il finanziamento di missioni di peacekeeping, ma prima di queste due fattispecie, l’azione cinese non era mai confluita in uno sforzo diretto del governo. I due casi di specie, Mali e Sud Sudan, sono generalmente valutati di difficile soluzione; il fatto che le fazioni opposte si combattano da tempo (nello specifico in Mali dal 2012 ad oggi e in Sud Sudan dal 2013 al 2015 prima, e dal luglio 2016 ad oggi poi) non rende facile ipotizzare una possibile soluzione diplomatica duratura, dato soprattutto il fatto che spesso queste soluzioni sembrerebbero anche trovarsi, ma in realtà sono solo tregue estemporanee e prive di solidità.

Al netto di quanto scritto, analizzato, e considerando i trascorsi che hanno negli ultimi decenni visto una preponderanza statunitense sul Continente africano, il recente trend per il quale la Cina ha guadagnato uno status sia economico che politico molto rilevante è indubbiamente un indicatore degno di considerazione, che potrebbe classificare il contesto geopolitico africano come in forte stato di mutazione e indirizzato verso una direzione più “Cinocentrica” che “Usacentrica”.

Davide Aulino

Informazioni su Davide aulino (Articoli)
Mi chiamo Davide Aulino ho 23 anni sono uno studente di Scienze Politiche, corso di laurea magistrale in Scienza della politica, mi interesso di politica interna ed internazionale. Collaboro con The American Post, occupandomi del ramo estero, nel dettaglio quello che si interessa dei rapporti tra Stati Uniti ed Africa.

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