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La politica estera nel discorso sullo stato dell’Unione

Il Presidente Trump, in basso a sinistra, nel suo primo discorso sullo stato dell’Unione dinanzi alle camere riunite.

Il discorso sullo Stato dell’Unione offerto dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump martedì 30 gennaio, è stato per lo più incentrato sui problemi interni e l’economia. Ma un piccolo spazio lo ha ricevuto anche la politica estera, con il Presidente che ha fatto un punto sull’intera situazione globale che riguarda gli Stati Uniti.

Il primo accenno concesso da Trump riguarda le sfide future per gli USA. Riprendendo il messaggio lanciato dalla National Defense Strategy, rilasciata recentemente dal Segretario della Difesa James Mattis e che non prevede più il terrorismo quale minaccia primaria, bensì le potenze regionali che desiderano aumentare la propria influenza, il Presidente ha designato le minacce principali agli interessi statunitensi: Russia e Cina, le cosiddette potenze “revisioniste”, che puntano allo smantellamento del sistema unipolare finora guidato dagli Stati Uniti, sostituendolo con un sistema multipolare dove ogni grande potenza è egemone nella propria regione; ma anche Iran e Corea del Nord, considerati “Stati canaglia” che minacciano la sicurezza nazionale e gli interessi statunitensi, tra cui quelli economici, particolarmente cari al Presidente; infine il terrorismo, principalmente di matrice islamica.

Proprio sul terrorismo, Trump ha esaltato gli sforzi statunitensi nel 2017 all’interno della coalizione internazionale che ha combattuto l’ISIS, affermando che oramai quasi la totalità dei territori occupati dallo Stato Islamico sono stati liberati. Il Presidente ha aggiunto che gli Stati Uniti resteranno coinvolti nello scenario mediorientale finché non sarà del tutto eliminata la minaccia terroristica. Tale affermazione va di pari passo con l’annuncio fatto dal Segretario di Stato Rex Tillerson, che ha espresso l’intenzione dell’Amministrazione di mantenere sul territorio le truppe statunitensi, in modo da stabilizzare le aree liberate dall’ISIS. Tale mossa risulta ovviamente dettata dalla volontà di Washington di restare coinvolta negli affari regionali, a cominciare dagli accordi di pace per la guerra civile in Siria. Ma nessuna parola è stata spesa per l’attacco turco avanzato contro i gruppi curdi, sostenuti dagli USA durante lo scontro con l’ISIS, nel governatorato di Afrin, dove anche truppe statunitensi sono stanziate nei pressi di Manbij; il Generale Votel del Comando Centrale degli Stati Uniti ha annunciato pochi giorni fa che le truppe non verranno spostate, e ciò potrebbe causare possibili incidenti tra le truppe statunitensi e quelle turche, che continuano ad avanzare.

Prima del capitolo Iran e Corea del Nord, il Presidente ha voluto dare nuova dimostrazione della sua politica ispirata a Reagan: il perseguimento della “pace attraverso la forza”, che può essere riscontrato nella richiesta alle camere di sbloccare il budget della difesa. Trump ha già in passato affermato di voler aumentare le capacità militari, con un rimodernamento della flotta e un aumento del numero di truppe e aerei. Tutto ciò si traduce in un incremento della spesa nella difesa di diversi miliardi. In aggiunta, durante il discorso, il Presidente ha confermato la necessità di modernizzare e ricostruire l’arsenale nucleare statunitense: la volontà è di avere la massima capacità nucleare da usare come deterrente nei confronti dei rivali, accantonando la voglia di denuclearizzazione del mondo, posticipata a un futuro più propizio.

Tra gli “Stati canaglia”, oltre a quelli precedentemente citati, Trump fa un accenno anche a Venezuela e Cuba, anch’essi considerati regimi oppressori. L’Amministrazione Trump ha imposto sanzioni nei confronti di entrambi gli Stati socialisti, rinunciando agli sforzi fatti dalla precedente Amministrazione, sopratutto con l’isola caraibica. Sull’Iran invece, il Presidente ha considerato positivamente la sua intrusione nelle manifestazioni avvenute in tutta la Repubblica Islamica. Ma null’altro è stato detto nei confronti di Teheran, sopratutto nessun accenno riguardo l’Iran Deal, ovvero l’accordo sul nucleare iraniano. Trump ha semplicemente chiesto alle camere di individuarne i difetti, senza però fornire alcun indirizzo in merito, né tanto meno offrendo delle linee guida sulla sua volontà nei confronti delle altre parti coinvolte – tra cui Unione europea, Russia e Cina.

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Ji Seong-ho, il rifugiato nordcoreano invitato dal Presidente, mostra le stampelle durante il discorso sullo stato dell’Unione.

Il principale argomento su cui Trump si è soffermato è la Corea del Nord. Il regime di Pyongyang viene descritto dal Presidente come il “più oppressore dei regimi”, affermando che l’avanzamento del programma nucleare nordcoreano potrebbe rappresentare una minaccia per l’intero pianeta. Trump rinuncia al paradigma obamiano di “calma strategica”, considerando concessioni e attese come una debolezza, puntando invece alla “massima pressione” nei confronti di Pyongyang. Il Presidente, per dare maggiore forza al suo ragionamento, durante il discorso ha raccontato la storia di Otto Warmbier, studente statunitense dell’Università della Virginia, arrestato dalle autorità nordcoreane con l’accusa di essere una spia. Condannato nel gennaio 2016 a 15 anni di lavori forzati, lo scorso giugno il regime di Pyongyang consente il rilascio dello studente, ormai in fin di vita per le pessime condizioni di salute; muore pochi giorni dopo il ritorno a casa negli Stati Uniti. Ma Trump racconta anche un evento positivo, ovvero la fuga di Ji Seong-ho, un rifugiato nordcoreano mutilato presente al discorso. Ji ha perso una gamba nel tentativo di reperire del cibo, ma con quasi tutta la sua famiglia è riuscito a fuggire dal regime di Pyongyang; ora si trova in Corea del Sud. “Il tuo sacrifico è d’ispirazione per tutti noi”, ha detto Trump a Ji, che ha agitato le stampelle in piedi durante l’applauso. Questi aneddoti potrebbero essere stati utilizzati dal Presidente per giustificare nuove misure nei confronti della Corea del Nord, ma non ci è dato sapere se è in considerazione un attacco militare o nuove sanzioni economiche.

E’ difficile acquisire nuove informazioni riguardanti la politica estera di Trump, ancora avvolta sotto un alone di mistero: la Corea del Nord, forse la minaccia più impellente, non mostra segni di cedimento nonostante l’apertura verso Seoul per i giochi olimpici, rendendo difficile anticipare le scelte di quest’Amministrazione; soluzioni militari sono sul tavolo, ma a meno di nuovi test nucleari di Pyongyang, la strada delle sanzioni economiche sembra quella più plausibile. Non è ancora chiara la strategia per l’Iran, che con il suo accordo nucleare rappresenta la seconda questione più urgente; l’ultimatum di Trump sull’Iran Deal ha scatenato molte preoccupazioni, sopratutto in Europa, e non sembrano esserci sul tavolo soluzioni che possano compiacere il Presidente. Cina e Russia, che vengono descritti si come rivali, ma a cui Trump ha più volte strizzato l’occhiolino; ne è l’esempio lo stesso discorso sullo stato dell’Unione, dove non vi è alcun accenno riguardo i diritti umani e la libertà d’espressione nei due colossi euroasiatici, utilizzati invece contro la Corea del Nord e la Repubblica Islamica. Nessun accenno all’arresto dell’oppositore di Putin, Alexei Navalny, in Russia, liberato poco dopo, o alle continue minacce cinesi nel Mare Cinese Meridionale. Così come la questione di Gerusalemme, di cui non vi è traccia.

Trump non lascia particolari spazi, mantenendo la sua politica estera ancora nascosta, ma nel suo discorso sullo stato dell’Unione ha ribadito quali sono le questioni più urgenti e le entità da lui considerate rivali degli Stati Uniti.

Francesco Generoso

Informazioni su Francesco Generoso ()
Francesco Generoso, 23 anni, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università l’Orientale di Napoli. Responsabile della sezione esteri del blog “The American Post” e collaboratore per le riviste “Atlantico Quotidiano” e “Opinio Juris – Law & Politics Review“. Membro dello “Youth Atlantic Treaty Association” italiano e vice-responsabile della comunicazione di “Yata Italy”. Membro del Movimento Studentesco per l’Organizzazione Internazionale (MSOI) di Napoli e membro del Comitato Giovani del Club Atlantico di Napoli.

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