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La special relationship tra USA e Regno Unito

Parlare di special relationship nel secolo corrente fra USA e Regno Unito equivale ad affrontare un discorso che vede affondare le proprie radici agli inizi del XX secolo, nel quale i “giochi di alleanze” presero il sopravvento andando a delineare quello che noi oggi definiremmo lo scacchiere mondiale.

Un’analisi storiografica del rapporto fra queste due nazioni risulterebbe in questa sede impossibile ma, giungendo ai giorni nostri, il feeling fra le due nazioni vede un punto di svolta cruciale: dopo gli attentati che colpirono il World Trade Center – insomma, un colpo al cuore del commercio mondiale -, infatti, il primo forte e convinto sostegno agli Stati Uniti, feriti al cuore, arrivò proprio dall’allora Primo Ministro britannico Tony Blair, il quale, in una lettera segreta al Presidente George W. Bush, scrisse “I will be with you, whatever”. Il riferimento era chiaro: Blair garantì pieno appoggio politico e militare a Bush per l’invasione dell’Iraq.

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A oltre 13 anni di distanza, la special relationship vigente fra le due grandi potenze torna sui tavoli di Washington e Londra. L’importanza della questione venne rimarcata dalle parole del capo addetto stampa della Casa Bianca dell’Amministrazione Obama Josh Earnest il quale, in uno dei briefing quotidiani nella press room, affermò come “US and UK have a special relationship”; il progetto dell’Amministrazione Obama era quindi di guidare il processo di transizione verso la Brexit e ciò, con toni di gran lunga meno amichevoli, venne precisato dal Presidente USA il quale dichiarò che la Gran Bretagna, nel caso di un voto favorevole al “Leave” nel referendum del 23 giugno 2016, “sarebbe tornata a fare la fila nelle negoziazioni con gli Stati Uniti”. Insomma, mentre in Inghilterra la Brexit era vista come un processo di “rinnovamento dell’identità anglosassone”, al di là dell’Atlantico gli statunitensi iniziavano a considerare l’espressione special relationship banale. Obama, al tramonto del suo mandato, ha definito la Francia “the oldest ally”, inviando alla Gran Bretagna un chiaro segnale: con la Brexit, come affermato anche dalla giornalista statunitense Lynne Olsen al The Guardian, “le relazioni fra i due Stati sembra che si stiano erodendo”.

Con l’avvento alla Presidenza di Donald Trump, la tendenza sembra ritornare verso uno special UK, almeno stando alle parole dello stesso Tycoon rivolte alla premier Theresa May. Come testimoniato dal quotidiano inglese The Telegraph, il 45° Presidente degli Stati Uniti non ha mai nascosto il suo sostegno alla Brexit ancor prima della sua elezione, quando durante una puntata del Sunday Night affermò che “la Gran Bretagna e gli Stati Uniti costruiranno nuovi mercati velocemente”. Il cauto ottimismo che vige in Gran Bretagna è però più che lecito: l’Amministrazione Trump infatti, a partire da un tweet dello stesso Presidente, ci tiene a precisare come ogni rafforzamento dei rapporti e sostegno di carattere economico al progetto “indipendentista” del Regno Unito avverrà solamente a partire dal 2019, termine previsto dei negoziati fra Unione Europea (UE) e Regno Unito. Nonostante ciò, però, Liam Fox, Segretario agli Affari Esteri del governo May dal 2016, si dice ottimista, pubblicando i dettagli di quella che sarebbe la linea guida del nuovo patto commerciale anglo-statunitense: una sorta di doppio mercato fra i due Paesi, con investimenti e rapporti commerciali diretti fra Regno Unito e i vari distretti USA, con transazioni pari a 150 miliardi di dollari; quasi un piano quadriennale, con investimenti di circa 40 miliardi di dollari l’anno. La discussione di tali termini, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa britanniche, sarebbe avvenuta in un incontro tenutosi lo scorso giugno a Washington fra il Segretario Fox, il Segretario al Commercio USA Wilbur Ross e il Rappresentante per il Commercio statunitense Robert Lighthizer. Parole contrastanti arrivano però da Pippa Malmgren, Non-Executive Director presso il Dipartimento per gli Affari Esteri britannico dal novembre scorso. Secondo la Malmgren, Donald Trump sarebbe “ostile al commercio, e non in grado di creare un accordo commerciale”, smentendo così anche le precedenti previsioni del segretario Fox. Mrs Malmgren, inizialmente ottimista circa la transizione commerciale, cominciò a sospettare dell’affidabilità del progetto una volta accertata l’ostilità di alcuni membri del gabinetto, a cominciare dal Segretario all’Ambiente Michael Gove, il quale ha chiaramente affermato come la Gran Bretagna non potrebbe alterare i propri standard ambientali per favorire il commercio (il discorso si ricollega all’opposizione di Trump agli accordi di Parigi).

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Ulteriori crepe si sono venute a creare dopo i fatti di Charlotteville e le parole di Trump circa la supremazia dei bianchi, parole che non hanno trovato il favore della premier Theresa May. A livello di opinione pubblica, infatti, il consenso degli inglesi verso la figura di Trump è ai minimi, a tal punto che quella fra USA e Regno Unito non è neanche considerata una special relationship, bensì una normale alleanza commerciale al pari di quelle con altri Paesi. A tal proposito, la visita di The Donald sul suolo britannico è stata posticipata al 2018 in quanto, secondo il sindaco di Londra Sadiq Khan, al momento “non ci sono le condizioni perché il Presidente Trump possa visitare il nostro Paese”. Il Segretario per il Commercio USA ha comunque definito le due economie “similar technology-economies with a comparable level of pay and a strong adherence to the rule of law”, una dichiarazione d’intenti chiara che cerca di distogliere l’attenzione dalle critiche rivolte dall’opinione pubblica britannica all’operato dell’Amministrazione USA. Il Segretario Fox, di risposta, garantisce a tutto il popolo britannico “la cura degli interessi britannici, in quanto la Gran Bretagna è parte delle molte alleanze economiche che gli Stati Uniti intrattengono in Europa”.

La posizione del Segretario Fox viene rafforzata ulteriormente dalle parole del Cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond, il quale, in una nota, afferma come il Regno, in virtù dei suoi stretti rapporti, rimarrà aperto alle idee e ai talenti, cercando di dissipare il timore di una “chiusura delle frontiere”, opzione circolata nel corso di questi mesi. L’impressione attuale è quindi quella di una lunga trattativa trilaterale, che vede Regno Unito e UE protagoniste di una discussione volta alla ricerca di accordi che non minino i rapporti fra i vari Stati, con gli Stati Uniti direttamente implicati e pronti ad aprire un corridoio commerciale con il Regno Unito al fine di preservare un “asse anglosassone” da sempre al centro delle dispute internazionali, forti di un potere persuasivo derivante da decenni di collaborazione diplomatica, politica, militare e di intelligence.

Simone Massarenti

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