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Il Libano al centro, tra Arabia Saudita e Iran

Il 4 novembre il Primo Ministro del Libano Saad Hariri ha annunciato in modo totalmente inaspettato le proprie dimissioni durante una visita in Arabia Saudita. Sarebbero state fatte vere e proprie minacce alla vita di Hariri, ma ciò che fa più scalpore è il fatto che egli, politico sunnita, abbia preso la decisione nel corso di un viaggio a Riyad. Il messaggio lanciato dal Primo Ministro del Paese dei cedri e il luogo dal quale è stato fatto l’annuncio delle dimissioni fanno pensare che dietro possa esservi la mano saudita in chiave anti-Iran. Il 5 dicembre Hariri ha ritirato le dimissioni, ma una nuova crisi in Medio Oriente e un nuovo vuoto di potere potrebbero gettare il Libano nel caos politico.

Le dimissioni di Hariri e le ingerenze saudite

Hariri ha occupato per la prima volta il posto da Primo Ministro del Libano nel biennio 2009-2010, ricevendo una nuova nomina nel 2016. L’annuncio delle sue dimissioni lo scorso 4 novembre tramite un comunicato televisivo  dall’emittente Al Arabiya di Riyad in Arabia Saudita ha creato confusione e incredulità. Il Primo Ministro si è scagliato contro l’Iran e ha accusato Hezbollah, potente gruppo militante sciita del Libano sostenuto dagli iraniani, di intromettersi in maniera troppo evidente nella vita politica del Paese e di essere una pedina di Teheran tanto da aver creato ‘uno Stato nello Stato’. Stando a quasi tutta la stampa libanese, Hariri sarebbe stato costretto alle dimissioni da parte del Governo di Riyad guidato da Mohammed bin Salman, il principe saudita. Secondo il Segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, le dimissioni di Hariri sarebbero state infatti forzate e non spontanee; non si comprende bene il perché il Primo ministro abbia preferito rassegnarle in Arabia Saudita e non nel proprio Paese. L’impressione generale è confusa: immediatamente sono scattate le ipotesi riguardo la possibilità che l’Arabia Saudita stesse tenendo di fatto in ostaggio il Primo Ministro libanese. Nel suo discorso Hariri ha spiegato di aver rassegnato le dimissioni per il timore di subire la stessa sorte di suo padre Rafik Hariri, assassinato da un’autobomba nel 2005 da agenti ritenuti affiliati di Hezbollah. Inoltre, non è del tutto chiaro se dietro alle mosse di Mohammed bin Salman vi sia un piano ben preciso di accerchiamento pensato dai sauditi nei confronti di quei Paesi sotto influenza iraniana o se si tratti di un ‘test’ del giovane principe saudita, il quale sembrerebbe intento a voler rafforzare il proprio potere e promuovere significative riforme interne all’Arabia Saudita.

Perché il Libano

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Sono diversi gli Stati dove Arabia Saudita e Iran si contendono il potere e il Paese dei cedri è uno di questi. Innanzitutto, in Libano si può notare come vi sia un Governo di unità nazionale sostenuto da Riyad e di come il Governo stesso sia appoggiato da Hezbollah, movimento sciita ritenuto terrorista dagli Stati Uniti e sostenuto dall’Iran che con la guerra in Siria ha trovato nuovi spazi di azione. Da un lato l’Iran è quindi presente in Libano tramite Hezbollah e dall’altro vi è l’Arabia Saudita, che presenta un forte legame con l’elite politica sunnita di Saad Hariri. Il Primo Ministro possiede infatti la doppia cittadinanza libanese-saudita e le sue fortune economiche dipendono molto dalla monarchia di Riyad. La stabilità in Libano è sempre stata molto delicata e volatile, ma la ri-elezione di Hariri nel 2016 ha permesso ai sauditi di congelare un equilibrio seppur non perfetto per le dinamiche regionali e internazionali di allora. Si deve tenere conto di un fattore molto importante: Stati Uniti, Arabia Saudita e anche Israele si trovano uniti contro l’espansione iraniana. Tutti e tre sono rimasti infatti delusi dall’evoluzione dello scenario in Siria in quanto Bashar al-Assad è rimasto al potere e i suoi alleati, Iran e Hezbollah, si sono rafforzati. Per questo motivo Washington, Riyad e Gerusalemme condividono l’idea che gli sciiti di Hezbollah debbano essere in un modo o nell’altro fermati. Ma come? Prima che bin Salman diventasse così influente la politica regionale saudita risultava essere piuttosto calma e questo ha fatto sì che l’Iran trovasse campo libero per espandere la propria influenza nella regione. Da quando il principe saudita è salito al potere, la politica estera di Riyad ha subito una forte impennata, andando a formare un approccio quasi del tutto controproducente e poco prudente verso la questione dell’arginamento iraniano. Le dimissioni di Hariri, forzate da Riyad come preecedentemente accennato, potrebbero aver avuto lo scopo di isolare Hezbollah andando a indebolire il ruolo di Teheran all’interno del Libano. Tuttavia pare che, al contrario, Hezbollah si stia rafforzando come principale forza all’interno del Paese e che sia la politica libanese a risentirne in modo altamente destabilizzante. Se l’obiettivo è contrastare l’influenza iraniana, la strategia saudita potrebbe non avere gli effetti sperati di un isolamento ma potrebbe anzi creare il pretesto per una vera e propria guerra.

Nuovo conflitto in arrivo?

Quello che sta avvenendo in Libano è davvero molto serio: come affermato, il Paese si trova nel centro di una grave crisi regionale riguardante la competizione fra i due più potenti e influenti Stati mediorientali, Iran e Arabia Saudita. In tutto questo, le operazioni saudite volte ad arginare Teheran trovano il supporto della Casa Bianca: il Presidente Donald Trump, dopo aver attaccato numerose volte Riyad durante la sua campagna elettorale, ha preferito ora tornare su posizioni ostili all’Iran. Non deve passare infatti inosservata la recente visita di Kushner, senior advisor e genero del Presidente Trump, in Arabia Saudita e Israele. Ci sono numerose ragioni per essere preoccupati riguardo quello che sta avvenendo: Israele rappresenta uno dei partner con cui l’Arabia Saudita ha tentato di rafforzare i propri rapporti negli ultimi anni, essendo lo Stato ebraico fortemente turbato riguardo la propria sicurezza nazionale dalla crescente influenza dell’Iran e di Hezbollah. La volontà di bin Salman sarebbe quindi quella di coinvolgere Israele in un conflitto con l’Iran per meglio affrontare il blocco sciita. A testimoniare la gravità della situazione è l’intervento di Washington: il Segretario di Stato Rex Tillerson ha infatti ammonito con le sue dichiarazioni tutti quei Paesi e gruppi politico-militari attivi in Libano a non utilizzare il Paese come una pedina per scatenare una nuova guerra, sottolineando la vitale importanza del Libano come partner degli Stati Uniti e confermando il sostegno verso l’indipendenza e la stabilità di Beirut. Anche la Francia  è scesa in campo a sostegno del Libano: Macron, dopo una telefonata con Trump, ha infatti sottolineato l’importanza di preservare indipendenza e stabilità nel Paese, appellandosi alla libertà di movimento dei dirigenti politici libanesi e invitando Hariri a Parigi, cercando di promuovere una mediazione nell’ambito della nuova crisi mediorientale. La Francia, la quale gioca un ruolo di protettrice del Libano visto il suo passato coloniale e rappresenta un partner cruciale per l’Arabia Saudita dal punto di vista economico, ha anch’essa ribadito la necessità di dover ridurre le ingerenze straniere nei confronti di Beirut, senza però aver puntato il dito contro una figura ben precisa.

Hariri ritira le proprie dimissioni. Quale futuro per il Libano?

Dopo l’intervento del Presidente libanese Michel Aoun, che in più di un’occasione ha chiesto a Hariri di ritirare le proprie dimissioni per poter discutere sui motivi che hanno portato a questa decisione, il 5 dicembre il Primo Ministro è ritornato sui suoi passi, revocando la richiesta. Non è chiaro ora come potranno evolvere gli eventi. Le pressioni saudite, dopo le accuse portate avanti dai politici libanesi e da funzionari occidentali, sono diminuite significativamente, riducendo in contemporanea la pressione nei confronti di Iran e Hezbollah. La decisione finale di Hariri tuttavia non chiude definitivamente la questione. La situazione è ancora in bilico e basta poco per rimettere in discussione la stabilità del Paese. Il Libano si trova con un nuovo grave vuoto che potrebbe farlo precipitare in una situazione di stallo politico, rischiando di diventare la prossima vittima della lotta fra Arabia Saudita e Iran per la supremazia nell’area mediorientale.

Andrea Molinari

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