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Il lunedì del Russiagate tra accuse e arresti

Tre fronti si sono aperti sulla vicenda Russiagate, sia per mano di Mueller sia per uscite correlate.

 

Andiamo con ordine, la vicenda più importante riguarda Manafort e Gates III, entrambi sono accusati di riciclaggio internazionale, cospirazione, mancate dichiarazioni fiscali, mancata dichiarazione di lavoro presso un governo straniero (ambedue avevano lavorato per il governo ucraino di Yanukovich, poi fuggito in Russia), false dichiarazioni per nascondere le violazioni di cui sopra.

Stamattina sono stati spiccati i mandati di arresto federali per i due, Manafort è ex consigliere di Trump, mentre Gates III è stato manager della campagna elettorale di Trump ed è socio in affari di Manafort.

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Qui potete trovare il testo completo delle accuse:
https://www.justice.gov/file/1007271/download

Manafort era già stato in passato al centro dell’occhio del ciclone durante la campagna elettorale di Trump dati i rapporti con l’ex presidente ucraino Yanukovich (in particolare gli vennero contestati 12 milioni di dollari ricevuti in nero dal Partito delle Regioni di cui era a capo Yanukovich), cosa che aveva sollevato già all’epoca un vespaio di polemiche ed avevano determinato l’allontanamento dello stesso Manafort dallo staff di Donald J. Trump prima delle elezioni.

Le accuse sono principalmente sul lato economico, ma proprio per questo rischiano anni di carcere e perdita di proprietà secondo le leggi statunitensi, questo potrebbe indurli attivamente a collaborare come già accaduto più volte in passato. Mueller va notato come abbia potere di indagine su tutti i reati connessi.

Il secondo fronte si apre in una vicenda separata rispetto alle accuse mosse contro Paul Manafort, un professore russo -con legami con il governo del suo paese- aveva riferito nell’aprile 2016 ad un consigliere sulla politica estera della campagna di Trump che Mosca aveva “fango” su Hillary Clinton, in forma di migliaia di email, secondo materiale della corte reso noto oggi.

Tale consigliere, George Papadopoulos, si è infatti auto-dichiarato colpevole di aver mentito all’FBI quando interrogato su tale conversazione. La ammissione di Papadopoulos rappresenta al momento la più esplicita evidenza che collega la campagna di Trump alla campagna di interferenza da parte russa nelle elezioni dello scorso anno.

WhatsApp Image 2017-10-30 at 15.54.32Lo stesso George Papadopoulos ha ripetutamente cercato di organizzare un incontro tra la campagna di Trump e funzionari del governo russo, si legge dai dati della corte.

Papadopoulos aveva detto all’FBI a gennaio di questo anno di ritenere che il professore “non contasse nulla”. Ora Papadopoulos ammette che sapeva invece che il professore aveva “sostanziali collegamenti con funzionari del governo russo”.

L’indagine sarebbe stata aperta per contatti esteri con un professore di un non nominato paese Mediterraneo residente UK e considerato molto vicini agli ambienti governativi russi, tale professore si sa che partecipa al gruppo Valdai, ma il suo nome, nonostante varie ipotesi, non è stato reso pubblico, anche se potrebbe essere il professore Joseph Mifsud secondo nostre ricerche. Tale valutazione va presa con beneficio di inventario chiaramente, ma per ora è l’unico profilo che combacia.

Nella confessione di George Papadopoulos infatti si afferma che:

– Papadopoulos ha incontrato il Professore in Italia il 14 marzo 2016.

E’ possibile che sia Mifsud? Si. Dalla sua pagina su SIETAR- Europa si legge che il professor Mifsud ha contatti e lavora per diverse organizzazioni e regioni anche in Italia.

– Il Professore si è recato a Mosca il 18 aprile per un incontro organizzato dal gruppo Valdai e poi si è incontrato anche con esponenti della Duma russa.

E’ possibile che sia Mifsud? Si. Il 18 aprile non vi è stato alcun evento a Mosca, ma il giorno dopo si. Dalla pagina dell’evento del Club Valdai dell’evento del 19 si può leggere come uno degli intervenuti sia proprio il professor Mifsud, che quindi il 19 aprile 2016 era effettivamente a Mosca.

– Il Professore ha contatti con ambienti russi.

E’ possibile che sia Mifsud? Si. Considerato che è nella lista degli esperti del Club Valdai, che abbia contatti con ambienti russi è cosa probabile. A che livello siano questi contatti, comunque, è difficile dirlo cosa che chiaramente dovrebbe portare a molta prudenza (e non si potrebbe escludere nell’eventualità anche un caso di eccessiva attenzione o errore da parte della FBI).

Nell’affidavit dell’agente Robert M. Gibbs si parla del Professore in questi termini a pagina 4:

– Cittadino di un Paese del Mediterraneo, esperto di diplomazia e residente a Londra.

E’ possibile che sia Mifsud? Probabile, si può comprendere come Mifsud sia cittadino maltese, ed ha pure collaborato con il ministero degli esteri maltese e con il Parlamento di Malta. Inoltre il professor Mifsud si occupa di diplomazia per lavoro essendo direttore dell’Accademia Londinese di Diplomazia. E questo vale anche per il “residente a Londra”.

Bisogna notare come se quanto dice l’ex consigliere di Trump a riguardo della riunione del 31 marzo alla presenza di Trump e Sessions è vero il Segretario alla Giustizia avrebbe detto il falso sotto giuramento durante le sue audizioni al Senato per la conferma come Segretario alla Giustizia.

Infatti Papadopoulos affermava, nel corso di quella riunione, di avere contatti per l’organizzazione di un incontro tra membri della campagna di Trump ed esponenti legati al governo russo. Sessions nel corso delle audizioni, sotto pressione dal senatore Al Franken (D-Minn.) ha invece negato di aver avuto qualsiasi informazione del genere.

Secondo l’intelligence americana la Russia ha condotto una campagna di interferenza sulle elezioni presidenziali hackerando account email legati ai democratici e facendo pubblicare, mediante Wikileaks, migliaia di email imbarazzanti collegate alla campagna della Clinton. La pubblicazione è iniziata nell’estate 2016 e la campagna di Trump ha sempre negato di essere stata a conoscenza di informazioni riservate su questo. Non è chiaro se la vicenda Wikileaks e questa siano collegate.

Il terzo fronte si apre con Tony Podesta, fondatore del Podesta Group, che si dimette dalla società di lobbying da lui creata e legata ai democratici, dopo le notizie sull’indagine aperta su suo conto dal Procuratore Speciale, Robert Mueller, sempre nell’ambito del filone principale Russiagate. Il fratello di Podesta, John Podesta, è stato il principale responsabile della campagna elettorale della Clinton.

Podesta ha annunciato la sua decisione in una riunione in azienda questa mattina, ed ha iniziato ad avvisare i suoi clienti della sua imminente uscita.

La gestione operativa e finanziaria del Podesta Group è stata quindi affidata interamente al CEO di lunga data, Kimberley Fritts, secondo diverse fonti a conoscenza del contenuto del meeting odierno.

Podesta infatti era coinvolto sempre negli affari con Yanukovich insieme a Manafort avendo gestito allora una campagna di immagine a favore dell’Ucraina, anche in questo caso ci sarebbero stati pagamenti in nero e lavaggio di moneta secondo le accuse di Mueller.

Bisogna poi accennare al caso Fusion GPS uscito qualche giorno addietro e che investe i democratici. La Fusion GPS è una compagnia commerciale di intelligence con sede a Washington DC, gestita e creata da statunitensi. La Fusion GPS è stata recentemente al centro delle polemiche in quanto il Partito Democratico avrebbe finanziato attività di dossieraggio su Trump durante le elezioni, dossier da cui sarebbe scaturito almeno il filone principale del Russiagate.

Rispetto ad alcune opinioni circolate in queste ore, in particolare sulla FOX, è quindi tutto da dimostrare che la campagna della Clinton abbia pagato direttamente una spia inglese o contatti russi per ottenere queste informazioni. Sempre per questo è errato affermare che la Clinton o il DNC abbiano dichiarato il falso violando per di più il Federal Election Campaign Act (che impedisce a stranieri e governi stranieri di ricevere e dare soldi ai candidati durante le elezioni), infatti avrebbero pagato la Fusion GPS per avere informazioni sugli avversari politici, non sarebbero state pagate direttamente fonti straniere da quanto risulta fino ad oggi. Questo chiaramente nulla toglie alla vicenda e polemica politica di fondo sull’opportunità di tale manovra. Polemica che ora si sovrappone a quella del Russiagate.

Sono anche arrivate le prime reazioni da parte di Trump sotto forma di tweet, in particolare per ciò che concerne la vicenda Manafort.

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Articolo scritto con la preziosissima collaborazione e moltissimi contributi di Daniele Angrisani a cui va il più sentito ringraziamento.

In foto: il procuratore Mueller. L’uomo che sta facendo tremare gli USA. AFP

(articolo aggiornato il 31 ottobre 2017 con alcune precisazioni sulla Fusion GPS e sul caso Manafort)

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