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Chi è Manafort al centro del Russiagate. Breve bio.

Paul J. Manafort lavora negli ambienti del Partito Repubblicano dai tempi della campagna presidenziale del 1976, come consigliere elettorale del Presidente Ford.

Nel 2004 è diventato il principale consigliere del Presidente ucraino Viktor Yanuovych e che l’attività di Manafort è stata determinante per la sua vittoria nel 2010.

Yanukovych è stato poi cacciato nel 2014 a seguito di numerose proteste nel Paese sulla decisione di tirarsi indietro ad un accordo siglato con l’Unione Europea che avrebbe allontanato l’Ucraina dalla Russia.

Il 20 febbraio 2014, le forze di polizia hanno aperto il fuoco contro i manifestanti riuniti in centro a Kiev, uccidendone cinquantatré e più di una dozzina nei giorni successivi.
Poiché la decisione di aprire il fuoco era in capo a Yanukovych, un avvocato esperto in diritti umani si è domandato quale fosse il ruolo di Manafort nella decisione del Presidente.

Secondo quanto riportato dal New York Times a luglio, quando Manafort decide di entrare a lavorare nella campagna di Trump, i suoi debiti nei confronti dei russi sono per un totale di 17milioni di dollari.

Manafort ha comunque negato qualsiasi accusa nei suoi confronti. A Febbraio, Manafort ha affermato di “non aver mai parlato con agenti dell’intelligence russa e non sono mai stato coinvolto in attività che avessero a che fare con il governo russo o l’Amministrazione Putin”.

I rapporti tra Manafort e Trump cominciano nel 1980.

A marzo 2016, Trump ha assunto Manafort per gestire la Convention repubblicana con l’obiettivo di gestire le possibili dispute tra i delegati e influenzarli a favore di Trump.
A maggio 2016 viene promosso, diventando il presidente della campagna e il capo stratega. De facto diventerà anche il manager dopo il licenziamento di Corey Leandowski alla fine di giugno.

Il 16 agosto 2016, il New York Times, citando fonti anonime del centro anticorruzione Ucraino, riporta che il Partito delle Regioni di Yanukovych ha stanziato un pagamento in nero di 12,7milioni di dollari in contanti per il suo lavoro con il partito dal 2007 al 2012. Tre giorni dopo Manafort si dimette dalla attività che compieva presso la campagna di Trump.

Nel mesi successivi al gennaio 2017, la Casa Bianca ha tentato a più riprese di disanziarsi da Manafort. A marzo 2017, l’allora addetto stampa, Sean Spicer, ha affermato che il ruolo di Manafort era “molto limitato per un ammontare di tempo molto limitato”, nonostante abbia lavorato per la campagna cinque mesi di cui tre come presidente. Anche il Presidente in prima persona ha cercato di minimizzare il contributo di Manafort per la campagna.

Eppure, lo scorso anno, sia Donald Trump Jr, sia Newt Gingrich, si erano congratulati per il lavoro fatto da Manafort.

Il Dipartimento di Giustizia ha cominciato ad indagare su Manafort già dal 2014, quando divenne soggetto di un mandato FISA, una corte segreta che emette i mandati per coloro che hanno rapporti all’estero.
Ma da quando Mueller è stato posto come procuratore speciale per guidare l’indagine sulle interferenze russe, Manafort è stato posto sotto la lente di ingrandimento.

All’inizio di agosto 2017, il Washington Post ha riportato che l’FBI aveva condotto una perquisizione all’alba presso la sua casa alla fine di luglio. Gli agenti avevano requisito documenti inerenti tasse, conti correnti esteri e altri materiali rilevanti l’indagine.

Per ottenere un mandato di perquisizione, il procuratore deve dimostrare ad un giudice che esistono probabili motivazioni che il sospetto abbia commesso un crimine e che possa essere tentato di distruggere o manomettere le prove.

Il Washigton Post, all’inizio dell’anno, ha riportato che Manafort ha offerto di fornire delle riunioni private sulla campagna di Trump a Deripaska, un imprenditore russo molto vicino a Vladimir Putin e con cui Manafort aveva collaborato.

«Se ha bisogno di incontri privati possiamo essere disponibili» avva scritto Manafort al suo dipendente di lunga data Konstantin Kilimnik, un russo-ucraino sospettato di aver connessioni con l’intelligence russa.

Questa mail è arrivata circa dieci giorni prima che la campagna di Trump ha effettuato un’attività di lobby per modificare il linguaggio di un emendamento repubblicano che denunciasse la continua aggressione militare russa in Ucraina. Molti hanno visto questo cambiamento in favore della Russia come un’attività di Manafort.

La CNN ha riportato che Manafort è stato intercettato sia prima che dopo le elezioni del 2016 e che Mueller sta cercando incriminazioni anche nei passati 11 anni e che con il suo team ha avvertito Manafort che stanno lavorando alla sua situazione finanziaria.

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  1. Il lunedì del Russiagate tra accuse e arresti – The American Post

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