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USA e NAFTA: tra protezionismo e opportunità

Sono iniziati i negoziati per modificare il NAFTA, secondo la volontà del Presidente Trump. Tra il pessimismo del tycoon newyorkese e la soddisfazione di alcuni studiosi per l’integrazione tra le economie della regione, cerchiamo di capire in quale direzione gli USA cercheranno di indirizzare la rinegoziazione.

La rinegoziazione – Dopo i proclami della campagna elettorale e le dichiarazioni dei primi mesi di Presidenza, Donald Trump ha finalmente raggiunto uno dei suoi obiettivi: aprire la rinegoziazione del North American Free Trade Agreement (NAFTA). Infatti, a partire da agosto sono iniziati i colloqui a Washington, e nei prossimi mesi si svolgeranno incontri in Messico e Canada. L’incaricato a trattare a nome degli Stati Uniti è il Rappresentante USA per il Commercio Robert Lighthizer. Il compito che lo attende è di migliorare quello che è stato definito da Trump “un pessimo accordo commerciale per gli Stati Uniti”.

Embed from Getty Images                                                            Le bandiere dei tre Stati parte dell’accordo

Il NAFTA – Bisogna innanzitutto capire perché la rinegoziazione del NAFTA fosse uno dei punti principali del programma presidenziale di Trump. Innanzitutto, cos’è il NAFTA? Il North American Free Trade Agreement è un accordo regionale di libero scambio fra USA, Canada e Messico, entrato in vigore il 1° gennaio 1994. Ha istituito la più vasta zona di libero scambio nel mondo, interessando, al momento della sua creazione, 370 milioni di persone. L’obiettivo era l’eliminazione delle barriere al commercio e all’investimento fra i Paesi membri, al fine di rafforzarne la crescita economica e di creare nuovi posti di lavoro. Al momento dell’entrata in vigore, il trattato avrebbe inciso soprattutto sui flussi commerciali tra Usa e Messico, giacché la gran parte dell’import-export tra Washington e Ottawa era già liberalizzato da un precedente accordo (il Canada-US Free Trade Agreement, risalente al 1988). Il NAFTA non solo stabiliva l’immediata eliminazione di tariffe doganali su più della metà delle importazioni degli USA dal Messico e su più di un terzo di esportazioni statunitensi a esso destinate, ma prevedeva anche, nel giro di 15 anni, la rimozione progressiva di qualsiasi dazio tra le due parti.

Embed from Getty Images                                                                                                       Fig.1 – Il Presidente Trump

Le posizioni di Trump – Il Presidente Trump però è contrario a questo accordo, in quanto, secondo la sua opinione, ha comportato conseguenze negative per gli Stati Uniti. Infatti, Trump afferma che, da quando è stato siglato il NAFTA, il deficit commerciale USA è esploso, migliaia di fabbriche hanno chiuso e milioni di lavoratori statunitensi hanno perso il posto. Il tycoon newyorkese ha dichiarato, in un’intervista rilasciata a fine aprile a The Associated Press: “Il NAFTA ci danneggia sia col Canada sia con il Messico. La maggior parte delle persone non pensa neanche al NAFTA in termini di Canada. Se guardiamo ai contadini del Wisconsin e della parte nord di New York, stanno venendo oppressi dal NAFTA”. Il Presidente è infatti preoccupato per due settori in particolare: l’agricoltura e il manifatturiero. In particolare, Trump sostiene che l’accordo abbia distrutto il settore manifatturiero statunitense, aggiungendo che, secondo il Dipartimento del Lavoro, oggi questo settore impiega solo 12,2 milioni di lavoratori, molti meno dei 17 milioni del 1994.

Le linee guida – Trump ha così deciso di rinegoziare il trattato, riconoscendo comunque, come sostenuto dal documento rilasciato dal Governo per descrivere gli obiettivi del negoziato, che alcuni statunitensi hanno beneficiato dell’apertura di nuovi mercati. Il NAFTA ha infatti contribuito al collegamento del continente nordamericano attraverso il commercio e ha aumentato la facilità di accesso al mercato per contadini e allevatori statunitensi. Una rinegoziazione di successo porterebbe rappresentare un beneficio per le economie e le popolazioni degli USA e dei suoi partner commerciali. L’Amministrazione ha poi indicato le linee guida del negoziato, sostenendo che il nuovo NAFTA deve continuare ad abbattere le barriere per le esportazioni USA. Questo include l’eliminazione di sussidi non equi, delle pratiche che falsano il mercato, delle restrizioni gravose alla proprietà intellettuale. Il nuovo NAFTA deve modernizzarsi per rispecchiare gli standard del 21esimo secolo, deve far sì che gli USA ottengano un accesso al mercato più aperto, equo, sicuro e reciproco e che l’accordo commerciale con Canada e Messico sia migliorato e rinforzato. Inoltre, il nuovo NAFTA deve dare a contadini, allevatori, service provider e altri imprenditori statunitensi nuove opportunità per aumentare le loro esportazioni. Infine, un nuovo NAFTA promuoverebbe un sistema commerciale che funzioni più efficientemente e in grado di portare a un commercio reciproco e bilanciato tra le parti, che diminuisca così il deficit della bilancia delle partite correnti.

Il settore manifatturiero – È vero che negli ultimi anni sono stati persi circa 6 milioni di posti di lavoro nel settore manifatturiero, ma la causa primaria sono le tecnologie avanzate e l’alta produttività del lavoro: un lavoratore statunitense oggi produce il 50% in più rispetto agli anni ’90. Si stima poi che il commercio tra USA e Messico abbia portato “solo” alla perdita di 100.000 posti di lavoro nel settore manifatturiero, circa lo 0,1% della forza lavoro statunitense. Al contrario, diversi studi sostengono che il NAFTA abbia permesso alle compagnie USA di raggiungere nuovi mercati per le loro esportazioni, riducendo i costi di produzione e creando nuovi posti di lavoro. Inoltre l’accordo contiene anche una “dichiarazione dei diritti” per le società e gli utenti delle telecomunicazioni, che ha giovato alle compagnie statunitensi, e importanti regole per il controllo degli investimenti transfrontalieri tra USA, Messico e Canada.

Il deficit commerciale – L’aumento del deficit commerciale degli USA poi non indica che questi stiano “perdendo” nel commercio internazionale. Gli USA hanno un deficit delle partite correnti di 450 miliardi di dollari l’anno, di cui solo 60 miliardi nei confronti del Messico. Inoltre Bahar, esperto del programma di Sviluppo e Global Economy del Brookings Institution, aggiunge che ridurre il deficit tra Stati Uniti e Messico non avrebbe un grande impatto sul deficit totale. Difatti i surplus con Hong Kong, Australia, Cile e Brasile bilanciano il deficit con Cina, Messico, Germania e Giappone, tra gli altri: ergo il deficit con un solo Paese non influenza molto il totale. In più, se si imponessero barriere alle importazioni dal Messico, società e consumatori USA importerebbero da altri Stati, perché alcune industrie statunitensi sono semplicemente non competitive. Infine, grazie al NAFTA le società USA possono importare beni intermedi a basso costo e quindi vendere i loro prodotti a un costo minore. L’inserimento delle imprese USA in questa catena di produzione nordamericana è stato uno dei maggiori vantaggi del NAFTA e si è tradotto in un abbassamento dei costi per i consumatori su qualsiasi prodotto, dagli avocado alle automobili.

Conclusione – Per concludere, appare quindi ragionevole la visione di Bahar secondo cui se l’Amministrazione Trump vuole davvero migliorare la vita dei propri cittadini si deve focalizzare su una cosa durante la rinegoziazione: come rendere il Nord America più competitivo in blocco, invece di tentare di creare nuove barriere all’interno di esso. Ma questo approccio deve essere accompagnato da una rete di protezione per quei lavoratori che hanno perso il lavoro durante la transizione verso una nuova carriera o verso la pensione. Questa rete di protezione è ciò che mancava al primo accordo ed è ciò che potrebbe veramente trasformare Trump nell’eroe della classe media americana e favorire la sua rielezione.

Federico Iannuli

Embed from Getty Images                                                                   Fig.2 – Veicoli al confine tra USA e Messico

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