IN EVIDENZA

Giorni da incubo del GOP, la calma dei Dem: la settimana americana in pillole

Quella che si è aperta domenica, e si è chiusa oggi, è stata una settimana che definire da incubo, per il Partito Repubblicano e per il suo Presidente, è forse un eufemismo.
Dall’altra parte, il Partito Democratico è rimasto piuttosto tranquillo, allentando il suo movimento d’opposizione ora che il Presidente sembra essersi seduto al tavolo con loro.

Se vi siete persi la settimana politica americana, ecco in breve cos’è successo:

Il fallimento della Cassidy-Graham:

Sembravano vicini. Sembrava fossero sul punto di cancellare e sostituire l’ObamaCare in Senato. Alcuni membri della Camera dei Rappresentanti avevano già fatto previsioni sul fatto che anche la Camera l’avrebbe approvata. E invece no.
Il disegno di legge portato avanti dai Senatori Cassidy e Graham, rispettivamente della Louisiana e del South Carolina, è stato dapprima rifiutato dal Senatore del Kentucky, Rand Paul, poi da Susan Collins (Maine) e infine John McCain (Arizona), ponendo fine alla speranza di cancellare l’ObamaCare.
Nel mentre, però, martedì è arrivata l’approvazione bipartisan di un’espansione del Medicare.

La rivincita di Bannon

La nomina di Jeff Sessions come Procuratore Generale ha lasciato vacante il seggio di Senatore per lo Stato dell’Alabama. Il Partito Democratico e quello Repubblicano avevano quindi tenuto le primarie nel mese di agosto.
Poiché nessuno del Partito Repubblicano ha ottenuto il 50%+1 dei voti, si è tenuto un ballottaggio nella giornata di martedì tra Roy Moore e Luther Strange.
Strange era supportato dall’establishment del partito (su tutti i Leader di Maggioranza, McConnell), dal Presidente Trump, dal Vicepresidente Pence oltre che dalla NRA; Moore, al contrario, era supportato da Nigel Farage e Steve Bannon.

I risultati hanno confermato quanto ampiamente predetto dai sondaggi, con Roy Moore spuntarla con 10% di differenza sul candidato del Presidente che si è immediatamente congratulato e ha cancellato parte dei tweet in supporto di Strange.
La sfida si sposta ora a dicembre, con le elezioni tra Moore e il candidato democratico Doug Jones.

La riforma fiscale

Sulla materia fiscale ci si appresta a vedere un accordo tra Partito Democratico e Partito Repubblicano.
Per i primi, infatti, la condizione per sedersi al tavolo è stata quella di non voler in alcun caso un taglio delle tasse per le classi più agiate, condizione accettata dall’Amministrazione (anche per bocca del Presidente stesso).
Il piano dovrebbe essere preparato per la settimana prossima.

Trump e il referendum della Catalogna

In una conferenza stampa con il Premier spagnolo, Mariano Rajoy, Trump si è detto contrario alla secessione della Catalogna, definendola “folle” e auspicando una Spagna unita.

Il nuovo travel ban

Non c’è due senza tre, se pur in forme diverse, arriva il terzo travel ban dell’Amministrazione Trump.
Questa volta, ad esser colpiti sono otto Paesi (Ciad, Iran, Libia, Corea del Nord, Somalia, Siria, Venezuela e Yemen) scelti perché non hanno rispettato i requisiti di condivisione delle informazioni.
Dalla lista è stato tolto il Sudan mentre sono stati aggiunti Iraq, Venezuela, Corea del Nord e Ciad

L’eterno ritorno degli account email privati

Almeno sei funzionari dell’Amministrazione Trump avrebbero fatto uso di account email privati per questioni di materia governativa, lo stesso guaio che aveva colpito Hillary Clinton quando era Segretario di Stato. Tra le persone coinvolte vi sono anche il genero del Presidente, Jared Kushner e la figlia, Ivanka Trump.
(Indovinate la reazione di Hillary Clinton).

Tom Price, “you’re fired”

Il Segretario per la Salute e i Servizi Umani, Tom Price, ha rassegnato le dimissioni dopo esser stato al centro di uno scandalo sull’affitto di voli privati per questioni governative.

L’indipendenza del Kurdistan

E dopo la Catalogna è stato il turno del Kurdistan iracheno. Anche qui l’Amministrazione Americana, per bocca del Segretario di Stato Tillerson, ha ribadito il non voler riconoscere il risultato di un referendum privo di legittimità.
Il Segretario ha poi esortato entrambe le parti a stemperare la tensione.

Cuba, gli USA ritirano il 60% del corpo diplomatico

I funzionari dell’ambasciata statunitense a Cuba sono stati coinvolti da una serie di attacchi sonori provocando gravi danni all’udito e al sistema nervoso.
Gli Stati Uniti hanno deciso di ritirare il 60% del corpo diplomatico. Cuba ha così chiesto un incontro urgente con il Segretario di Stato USA per la giornata di martedì.

 

Informazioni su diegocanaletti ()
Diego, classe '94, studente di Economia presso l'Università Bicocca di Milano. Sono sempre stato un appassionato degli Stati Uniti, ma l'interesse per la loro politica è nato quando ho scoperto House Of Cards. Nel tempo libero mi dedico ai videogiochi, al cinema e alla lettura.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: