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Il futuro del deterrente strategico dell’USAF

Se dal canto suo la US Navy sta finalizzando lo sviluppo del design dei successori dei sottomarini nucleari classe Ohio (con un succoso contratto da 5 miliardi di dollari alla lla General Dynamics) e portando avanti l’aggiornamento LEP per i Trident (per il quale è stato richiesto più di un miliardo di dollari per il FY18), l’USAF non sta a guardare, ma si ritrova a dover correre e a guardare dal basso.

Bisogna dire che l’USAF non naviga in buone acque in termini finanziari, l’USAF come tutte le forze armate statunitensi invero; la stessa approvazione del FY2018 è in ritardo e si rischia il blocco per alcuni mesi di programmi come quello del nuovo addestratore, non di meno i programmi vitali e con pianificazione a lungo termine non vengono meno.

Oltre ai programmi inerenti ai velivoli da combattimento presenti (F-35) e futuri (gli studi iniziali per un caccia di 6a generazione) esistono due grandi programmi che attualmente non sono messi in discussione relativi a grandi sistemi d’arma: il B-21 ed il programma per la sostituzione dei missili Minuteman III. C’è un altro programma relativo ai vettori e missili nucleari, ma questo è più incerto come vedremo.

B-21

Rimpiazzare i B-52 ed in parte i B-1 potrebbe essere compito non facile, il B-2 -complice la fine della Guerra Fredda- si è ridotto a pochi pezzi unici dai costi esorbitanti. I problemi sono sia tecnici, sviluppare un nuovo bombardiere dalle capacità non inferiori a quelle di un B-2), sia finanziari.

Dal punto di vista tecnico la forza aerea statunitense richiede un velivolo allo stato dell’arte con alta capacità di sopravvivenza, dall’altro dovendo sostituire (pur non in rapporto 1:1) i B-52 ed in parte i B-1, se ne devono produrre almeno 80, ma la forza aerea vorrebbe arrivare ad averne 145.

Tale programma incominciò nel 2014 con una richiesta di informazioni alle aziende per un Long-Range Strike Bomber (LRS-B) e nel 2015 la Northrop-Grumman si aggiudica il primo contratto per lo sviluppo del velivolo. La proposta Grumman è basata su un velivolo pesantemente influenzato, se non direttamente derivato, dal B-2 (sviluppato dalla stessa ditta) in maniera da contenere gli stessi costi di sviluppo. Il velivolo sarà inoltre prodotto negli stessi stabilimenti nel quale fu prodotto il B-2, a Palmdale in California.

Il nuovo bombardiere viene chiamato con il nome di B-21 Raider, l’aggiunta del numero uno starebbe ad indicare proprio il fatto che sia il bombardiere per il 21° secolo degli USA, ma chiaramente il richiamo allo stesso B-2 non è casuale.

I fondi per questo programma sono sostanziosi: nel FY2017 erano di più di due miliardi di dollari e la richiesta dell’amministrazione Trump per il FY2018 ammonta a tre (richiesta che dovrebbe essere pienamente accolta).

Se il crono programma verrà rispettato i primi velivoli dovrebbero cominciare a volare ed ottenere l’operatività iniziale nel 2025. Sicuramente con un costo stimato (e che facilmente verrà sforato, in particolare nel caso non venissero rispettati i numeri previsti di produzione) di 500 milioni di dollari a velivolo il B-21 si preannuncia uno dei programmi di punta più costosi delle forze armate statunitensi nei prossimi anni.

Longe Range Stand Off Missile

Uno dei programmi più agonizzanti ed incerto è quello relativo allo sviluppo di un nuovo missile cruise aviolanciato con la possibilità di essere dotato di testata nucleare. Senza questo missile i B-52 diventeranno incapaci di svolgere il loro ruolo nucleare già dai prossimi anni per via della progressiva dismissione del cruise aviolanciato AGM-86.

Attualmente Raytheon e Lockheed Martin hanno vinto ad agosto 2017 la fase di selezione per lo sviluppo delle loro proposte aggiudicandosi ognuna 900 milioni di dollari (spalmati su più anni), ma una decisione definitiva sul programma non verrà presa prima del 2022.

Il fatto stesso che ad oggi si sia ancora agli studi iniziali mette una grossa ipoteca sul ruolo del B-52 (cosa che di converso potrebbe favorire il programma B-21) e sul futuro stesso dei cruise aviolanciati nucleari negli US, d’altronde per il lato convenzionale sono già in servizio ed in produzione i JASSM.

Avere una doppia linea di missili cruise aviolanciati sarebbe dal punto di vista logistico ed addestrativo un passo indietro rispetto al passato (gli AGM-86 erano sia in versione convenzionale che nucleare) e probabilmente, salvo cambi degli scenari, la possibilità di effettuare strike nucleari in profondità, ma con sole testate tattiche, non è più molto sentito dall’USAF che confida nelle capacità di penetrazione di B-2 ed F-35. Se il programma è stato ricevuto freddamente dallo stesso Mattis (che comunque ha autorizzato il proseguimento degli studi) non sono mancate voci di aperta contrarietà nello stesso Senato.

Ground Based Strategic Deterrent

Dietro questa sigla si celano gli studi per lo sviluppo del rimpiazzo dei missili strategici Minuteman III basati in silo a terra. I Minuteman oramai si avviano alla fine della loro lunga carriera incominciata negli anni ’70.

Attualmente ad aver vinto i contratti per gli studi iniziali sono la Northrop Grumman e la Boeing (la proposta Lockheed Martin non ha passato la preselezione). Tali contratti hanno un valore complessivo di circa 700 milioni di dollari, ma chiaramente è una piccola cifra raffrontata al valore complessivo del programma che da una base di 62 miliardi di dollari potrebbe arrivare ad 85 miliardi in totale, se non addirittura 140 secondo le cifre più pessimistiche.

Una torta ricca a cui le due aziende ambiscono e non casuali paiono i movimenti di Northrop Grumman che con l’acquisizione di Orbital ATK per quasi 8 miliardi di dollari si è messa in una posizione di forza proprio per quanto riguarda i propulsori per missili; con questa mossa anche fosse Boeing ad aggiudicarsi il contratto la Northrop diventerebbe probabilmente un subfornitore di una delle componenti vitali del nuovo ICBM.

Peraltro la stessa amministrazione ha lasciato la porta aperta allo sviluppo di ulteriori tipi di missili balistici, anche con portata intermedia come emerso qualche tempo addietro.

L’USAF alla prova dei fondi

Questi brevemente illustrati sono solo tre (anche se sicuramente tra i più in vista) dei tanti programmi di punta che sta portando avanti l’USAF, sempre in campo strategico si potrebbe citare il programma Space Based Infrared System (un miliardo e mezzo di dollari l’anno per l’aggiornamento del sistema di primo allarme spaziale contro lanci missilistici), l’aggiornamento del sistema GPS (un altro miliardo) ed ovviamente i sistemi di difesa antimissile GMD e THAAD (due miliardi di dollari complessivi all’anno allo stato attuale, anche se questi rientrano nei programmi interforze). Questi programmi hanno tutti delle loro criticità, ma si distinguono dai tre programmi raccontati per un fattore che vedremo.

In generale va detto che dubbi rimangono sulla possibilità reale di finanziamento: per quanto quest’anno il bilancio che verrà approvato (ma in ritardo) garantirà maggiori fondi sorgono dubbi sulla realisticità di alcune delle cifre fornite. Come abbiamo visto già i 62 miliardi di dollari per il programma per i nuovi missili balistici è stato contestato prospettando aumenti significativi e per il B-21 sembra difficile riuscire a mantenere le macchine sul mezzo miliardo a pezzo data la tendenza costante all’aumento dei costi nei programmi aeronautici.

Certo è che il deterrente strategico basato a terra e aereo statunitense necessità di una sostanziale svecchiata: i B-52 più giovani che volano hanno 55 anni di vita, gli ALCM oramai sono prossimi alla fine della vita operativa, i Minuteman III stanno entrando nel quarto finale del loro periodo di servizio.

La situazione quasi unica che si è venuta a creare è avere tutte queste tre componenti della deterrenza strategica in fase di obsolescenza ed invecchiamento contemporaneamente.

Un grosso errore di pianificazione derivato anche da errori e problemi nell’acquisizione dei sistemi (si veda il perdurare in linea dei B-52). Queste tre componenti sono a loro modo vitali in quanto di fatto rappresentano la quasi totalità della capacità di deterrenza strategica nucleare dai cieli e da terra, per quanto riguarda quella marittima in generale la US Navy si trova in una situazione migliore avendo materiale più moderno e non avendo buchi di capacità particolare da affrontare con particolare urgenza.

Se e come l’USAF riuscirà ad ovviare alla situazione è tutto da vedersi nel futuro, ma sicuramente è una delle sfide più complesse a cui si è trovata davanti la forza aerea statunitensi negli ultimi decenni.

 

Immagine di copertina: Un ICBM Minuteman III lanciato durante un test operativo alla base aerea di Vandenberg, California, il 2 agosto 2017 (fonte Us. Air Force)

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