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Una nuova generazione di repubblicani? Ecco i candidati “trumpisti” per le midterm

Un interessante articolo del Wall Street Journal, scritto da Janet Hook, mette in luce come stia emergendo una nuova categoria di politici repubblicani, ovvero i cosiddetti “trumpisti”. L’occasione è fornita dalle primarie del Gop per la selezione dei candidati al Senato, alla Camera e al governo di quegli Stati che andranno alle urne nel novembre 2018.

Ebbene, questi repubblicani si presentano molto in linea con il Presidente, mostrandosi, sul piano retorico, come candidati populisti e anti-establishment. Inoltre, sul piano ideologico, riprendono le idee di nazionalismo economico che tanto hanno caratterizzato la campagna di Trump, proponendo misure protezionistiche per mantenere produzione e posti di lavoro in patria. Sono appunto questi gli elementi che, insieme all’idea di “America First” in politica estera, caratterizzano il “Trumpismo”.

Sembra insomma che il Presidente stia lasciando una certa impronta sul Partito, portando dunque a chiederci: quanto sarà profonda questa impronta? All’interno del Gop prevarrà il conservatorismo “classico” o quello “trumpiano”? Pertanto, come evidenzia l’autrice, le elezioni midterm ci aiuteranno a capire se Trump è stato un fenomeno isolato oppure se è in grado di lasciare un durevole impatto sulla mentalità del Partito Repubblicano. Inoltre, avremo un’idea della direzione in cui sta andando il Paese nelle sue preferenze politiche.

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A questo proposito, possiamo dire che il Gop ha avuto due storiche trasformazioni. La prima fu dovuta all’influenza di Barry Goldwater, politico dell’Arizona che, nel 1964, vinse le primarie superando nelle primarie i candidati liberal e moderati. La seconda, in una certa continuità con la prima, è ovviamente la “Rivoluzione Reaganiana”, che ha spostato il Partito in una direzione più conservatrice sul piano sociale e ha riaffermato con ulteriore forza la sua filosofia liberista sul piano economico. Si può dunque dire che il Partito Repubblicano di oggi sia figlio di Reagan e, in misura minore, di Goldwater. Il futuro – forse vicino- ci dirà allora se e quanto Trump riuscirà plasmarlo a sua immagine.

Come afferma l’articolo, questo nuovo tipo di conservatorismo si differenzia da quello tradizionale per lo scetticismo verso il libero commercio e per la minore preoccupazione verso la riduzione del deficit federale. Nel caso in cui questi candidati “trumpiani” venissero eletti al Congresso, diventerebbe allora più facile per il Trump tradurre in leggi le sue idee. Fino ad ora, infatti, l’ala tradizionalista e “mainstream” del Partito, ancora fortemente presente al Campidoglio, ha tenuto a freno alcune delle iniziative del Presidente.

In questa “nuova generazione” di conservatori stanno affluendo sia novizi della politica -imprenditori e businessmen soprattutto-, sia politici di lunga data che cercano di mostrarsi come outsiders, capendo che il momento può essere buono per proporre una retorica come quella che abbiamo visto. Tuttavia, alcuni strateghi del Partito avvertono che l’utilizzo di una retorica “trumpiana”, per quanto possa sembrare profittevole in questa fase storica, potrebbe rivelarsi controproducente, in quanto potrebbe essere funzionale solo se impiegata dal suo promotore originale.

I candidati trumpiani si stanno presentando soprattutto in quegli Stati che Trump aveva vinto alle presidenziali, quali Alabama e Georgia nel Sud, Indiana e Ohio nel Midwest. Proprio in Ohio questa tendenza è particolarmente evidente, il che non è caso, essendo uno dei fulcri della “Rust Belt”, ossia quell’area del Paese che più ha perso ricchezza e posti di lavoro durante le fasi di terziarizzazione e deindustrializzazione degli Stati Uniti. Trump, intanto, sta già dando l’endorsement a questo tipo di politici, cosa inusuale per un presidente, che di solito punta a non spaccare il Partito in occasione di un appuntamento elettorale.

L’articolo prende poi in considerazione tre esempi di politici in linea con questo profilo. Il primo è Josh Mandel, giovane candidato come senatore per l’Ohio, che, nonostante sia identificabile come membro dell’establishment, dato che ha servito come segretario del Tesoro nel suo Stato, ha assunto ora una retorica spiccatamente trumpiana. Nel suo video promozionale, pone l’enfasi sulla minaccia del radicalismo islamico, sulla necessità di trasferire il potere dai politici al popolo riparando i difetti della politica di Washington, sull’opposizione al politicamente corretto.

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A destra, Jim Renacci, candidato alle primarie repubblicane per il governo dell’Ohio

Sono proposte che lo accomunano a Todd Rokita, dell’Indiana, anche lui in corsa per il Senato. Il suo slogan dice eloquentemente “take the next step”, esortando gli elettori a proseguire con il cambiamento che è iniziato con l’elezione di Trump, a cui peraltro assicura lealtà. Proprio la lealtà verso il Presidente potrebbe essere un tema chiave, visto che la base del Partito, che tanto ha sostenuto il magnate newyorkese, è probabilmente determinata a eleggere al Congresso membri che appoggino le politiche della Casa Bianca.

Ma l’archetipo del perfetto candidato trumpiano è probabilmente Jim Renacci, che, in corsa per il governo dell’Ohio, non solo avanza le medesime proposte di Trump, ma è anche un ex imprenditore che ci tiene a marcare la sua distanza dalla politica, dicendo chiaramente: “non sono un politico di carriera. Sono un imprenditore di carriera”. Da qui deriva la sua esortazione a eleggere persone che sappiano cosa vuol dire creare posti di lavoro, al posto che politici di carriera. Peraltro, lo slogan della campagna elettorale di Renacci è “Ohio First”… vi suona familiare?

 

Informazioni su antoniopilati ()
Da Brescia, classe 1995. Sono studente di Scienze politiche internazionali. Amo da sempre la storia, di qualsiasi periodo, e la geografia, soprattutto nel fare ricerche sui vari Paesi e le loro caratteristiche. Sono molto interessato agli Stati Uniti sotto ogni aspetto, in quanto Paese che ritengo avvincente e unico: non solo differente rispetto a qualsiasi altro, ma anche estremamente variegato al suo interno. Sono inoltre appassionato di calcio, di videogiochi strategici, di viaggi -specialmente per le grandi città-, che adoro preparare con la massima precisione. Per “The American Post”, mi occupo del Partito Repubblicano e curo la “Rubrica storica”.

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