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Midterm 2018, a che punto sono i Democratici?

L’Italianizzazione del Democratic Party

Il Partito Democratico sta forse affrontando uno dei periodi più duri della sua storia recente. A novembre 2016 l’obiettivo non era solo quello di mantenere il controllo della Casa Bianca con la vittoria di Hillary Clinton, ma anche quello di riconquistare la maggioranza al Senato. Alcuni – coloro che mi verrebbe da dire con immaginazione più fervida – sognavano la riconquista della maggioranza anche alla Camera dei Rappresentanti.

Come sappiamo, le cose sono andate in maniera differente. Il Congresso è rimasto saldamente in mano ai repubblicani e The Donald ha strappato all’ex First Lady e Segretario di Stato lo Studio Ovale, creando una situazione che non si presentava dagli anni ’30 negli Stati Uniti.

Ma mentre i Clinton riprendevano il controllo del Partito e cominciavano la corsa verso Pennsylvania Avenue, il Partito Democratico, nel frattempo, modificava il proprio DNA e si preparava a trasformarsi e diventare un altro tipo di partito. Un partito di sinistra italiano.

Lo hanno detto a più riprese anche membri di alto rango, ultimo in ordine di tempo è Dennis Kucinich a Fox News: il Partito Democratico deve smetterla di parlare di Trump e tornare a parlare dei problemi dei cittadini Americani.

Dal 1994 al 2013, la chiave del centrosinistra italiano è stata quella di personalizzare al massimo le campagne elettorali, tramutandoli in una battaglia contro Silvio Berlusconi. E mentre l’imprenditore lombardo prometteva pensioni più alte, più sicurezza e l’abolizione di tasse invise (ora l’ICI poi l’IMU), il centrosinistra annaspava, senza un chiaro disegno politico, lacerata dalle sue molte anime, quella moderata e quella più di sinistra. Proprio adesso tutto ciò accade al Partito Democratico USA.

Le proposte di Donald Trump, per quanto potessero risultare assurde a molti – specie per chi si pone in una condizione politica alternativa a quella conservatrice – erano chiare e rimanevano fisse in testa. Sapevamo tutti cosa volesse costruire al confine con il Messico, sapevamo tutti cosa voleva fare con gli immigrati, sapevamo tutti che tipo di provvedimenti volesse attuare nei confronti dei mussulmani, nei confronti dei partner europei e potrei andare avanti per ore. Il programma di Donald Trump era chiaro. Ma quello di Hillary Clinton? Tranne la questione sul salario minimo, aiutata in toto da Bernie Sanders e dalla sua campagna durante le primarie, il Partito Democratico non offriva una chiara visione di un programma per altri quattro anni di governo alla Casa Bianca. Le uniche ragioni utilizzate, sostanzialmente, si potevano sintetizzare nella frase di Hillary Clinton: “Sono l’ultima cosa tra voi e l’apocalisse”, dove l’apocalisse era rappresentata dall’attuale Presidente degli Stati Uniti.

La stessa strategia è stata utilizzata per le elezioni suppletive dei quattro seggi alla Camera che sembravano essere in bilico: Kansas, Montana e Georgia, a cui si è poi aggiunta la South Carolina che però in bilico non è mai stata considerata. Il Partito Democratico ha perso tutte e quattro le volte, elezioni giocate chiaramente sul voler fare un referendum sull’Amministrazione Trump e in particolare sul suo Presidente.

Da esterni risulta difficile capire quale fosse il disegno politico dietro ad una decisione del genere: Donald Trump ha un tasso di approvazione ancora piuttosto alto tra gli elettori repubblicani e i seggi di queste special election erano tutti in distretti in cui il Partito Repubblicano ha vinto a novembre con percentuali bulgare.

Certo, lo scarto tra Repubblicani e democratici si è ridotto in maniera consistente, ma voler sfidare i repubblicani in casa propria sull’appetibilità del proprio presidente si è dimostrato, com’è prevedibile, qualcosa di poco utile a livello elettorale.

Il vero segnale che ha aiutato la leadership democratica a capire che non era tramite un referendum che sarebbero tornati in possesso della Camera è stata proprio la special election della Georgia. Da quel momento, varie personalità del partito ne hanno criticato la gestione, obiettando che non è possibile vincere le elezioni parlando esclusivamente della persona di Donald Trump. Ed ecco che i maggiori esponenti hanno deciso di prendere di petto le critiche ed evitare di sfidare eccessivamente la rabbia dei propri parlamentari.

Basti ricordare che Nancy Pelosi, a novembre, era stata rieletta Leader della Minoranza alla Camera e adesso, alcuni stessi parlamentari che l’avevano supportata hanno ritirato il proprio appoggio.

I leader democratici presentano “A Better Deal”, ma la piattaforma parte azzoppata

La credibilità di Schumer e Pelosi è però abbastanza compromessa e sebbene lavorino ad un pacchetto di proposte che comprenda misure sulle infrastrutture, salario minimo e commercio, molti dei Rappresentanti sono al lavoro su delle proprie proposte per l’elezione del prossimo anno.

La guerra tra centro e sinistra all’interno del Partito Democratico è tutt’altro che finita ed esiste più di una persona scettica sull’abilità dei due leader di riuscire a creare una piattaforma capace di soddisfare anche l’ala liberal, specialmente coloro che andranno all’elezione in uno stato vinto da Trump.

A tal proposito i leader hanno annunciato un progetto programmatico chiamato “A Better Deal”, contenente una serie di proposte che riescano a riunificare il partito e la vittoria degli agognati 24 seggi.

Il Rappresentante Lou Correa, che per il seggio dell’Orange County ha dovuto sfidare un progressista, ha già dichiarato la propria indipedenza dalla leadership: «Se destra e sinistra avranno un determinato messaggio, io avrò il mio» e non è l’unico a pensarlo.

Sono, infatti, diversi i parlamentari intervistati da Politico che dicono che la lezione imparata dalle elezioni del 2016 non è quella che i democratici necessitino di un messaggio economico coerente, ma al contrario, devono essere capaci di fare una campagna che vada oltre la piattaforma nazionale.

Non dicono, infatti, che non la utilizzeranno, ma non ci fanno neanche troppo affidamento.

I Blue Dog Democrats, l’ala più moderata del Partito, questo lo ha già messo in conto per bocca di Kyrsten Sinema, Rappresentante democratica dell’Arizona e presidente del super PAC: «Sarebbe d’aiuto se ci fosse un buon messaggio a livello nazionale, ma i Blue Dog non contano o ci fanno affidamento. Quello che conta di più è avere il candidato adatto al proprio distretto».

Il progetto

La presentazione di “A Better Deal” è arrivata a fine luglio, in una piccola cittadina della Virginia, Berryville. La scelta di uno sfondo rurale non è stato casuale: i democratici vogliono in questo modo tornare a parlare alle campagne che hanno votato massicciamente per Donald Trump alle precedenti elezioni.

La tappa a Berryville non è che la prima di una campagna che partita il 24 luglio terminerà dopo il novembre 2018.

Il tour sarà strutturato in modo che ad ogni tappa saranno presentate proposte differenti. Le prime tre sono state:

  1. La creazione di un’agenzia indipendente per l’abbassamento dei costi dei medicinali e che permetta a Medicare di negoziare con le aziende farmaceutiche per prezzi più bassi. Il piano imporrebbe anche alle aziende di giustificare al governo il perché di un incremento del prezzo entro 30 giorni da quando l’aumento diventerebbe effettivo;
  2. Il cambiamento della legge antitrust che prevenga le fusioni di grandi corporazioni che possono avere come conseguenza l’aumento dei prezzi, e un avvocato che difenda la competizione per i consumatori, che possa fermare qualsiasi accordo anti-competitivo;
  3. La creazione di 10 milioni di posti di lavoro, ottenuto duplicando il budget federale per i programmi di apprendistato, un taglio delle tasse alle imprese che istruiscono i nuovi lavoratori e un’estensione tra business e scuole.

Camera e Senato, la situazione ad oggi

Texas, i democratici raccolgono un milione di dollari in due mesi

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Secondo quanto afferma Politico e Texas Democrat, il Rappresentante Beto O’Rourke (D-Texas) ha raccolto più di un milione di dollari online in due mesi per la sua campagna elettorale contro il Senatore Ted Cruz.
O’Rourke ha annunciato, alla fine di marzo, la volontà di sfidare Cruz per il seggio al Senato nelle midterm del 2018.
È l’unico democratico che ha dichiarato di voler correre per il Senato, dato che il collega, Joaquin Castro, ha deciso di rimanere alla Camera.

Kamala Harris, la senatrice californiana raccoglie 600mila dollari per le midterm

La Senatrice Kamala Harris (D-Calif) ha raccolto più di 600mila dollari nei primi sei mesi dell’anno per le elezioni del 2018, secondo quanto ha riportato la CNN. Più della metà, 365mila dollari, provengono da piccole donazioni online. La nuova senatrice ha rapidamente raggiunto la celebrità nei circoli democratici da quando ha cominciato il suo mandato a gennaio.

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A crescere non è stato solo il suo profilo politico, ma anche mail list di potenziali donatori.
Secondo quanto afferma la CNN, questa lista usata dalla Harris, è dieci volte più grande rispetto a quella dello scorso anno, quando era in campagna elettorale per il Senato.
Harris sta anche pianificando, per l’autunno, un tour di raccolta fondi per aiutare la Senatrice della California e i democratici che intendono sfidare i Repubblicani per il seggio della Camera.

Wisconsin, lo sfidante dello Speaker Paul Ryan raccoglie 430mila dollari in dodici giorni

Randy Bryce ha lanciato la sua campagna nel distretto di Paul Ryan nel mese di giugno, e nei primi dodici giorni ha raccolto 430mila dollari.
La maggior parte di queste derivano da 16mila donazioni, con un contributo medio sui 25$.
Alle primarie del suo partito, Bryce sfiderà altri due democratici: l’attivista politico David Yanovich e Cathy Myers.

Il seggio è in mano a Ryan da vent’anni ed è il Repubblicano più influente e meglio connesso con il territorio dello Stato.

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Florida, un democratico di punta per il distretto di Ros-Lehtinen

Il senatore dello stato della Florida, José Javier Rodríguez (D) ha espresso interesse nel voler correre nel distretto dell’aria di Miami diversi mesi fa e ha annunciato la sua campagna all’inizio del mese di luglio, aggiungendosi ad una platea già numerosa di candidati al seggio della repubblicana Ileana Ros-Lehtinen, eletta dal 1989.
Rodríguez è considerate una delle persone con maggiori possibilità per il seggio, visto che è stato ampiamente capace di vincere seggi nel Congresso Statale altamente competitivi.
Il politico è un avvocato di origini cubane-americane ed è stato eletto per la prima volta nel 2012. Prima di venire eletto nel Senato della Florida, è stato eletto per due volte alla Camera dei Rappresentanti sempre del Sunshine State.
Altri candidati democratici interessati al seggio sono una dei sei commissari di Miami Beach, Kristen Rosen Gonzalez e il consulente accademico dell’Università di Miami, Michael Hepburn. Scott Fuhrman, che corse contro Ros-Lehtinen nel 2016 perdendo, si è ritirato dalla corsa a inizio luglio.

 

Informazioni su diegocanaletti ()
Diego, classe '94, studente di Economia presso l'Università Bicocca di Milano. Sono sempre stato un appassionato degli Stati Uniti, ma l'interesse per la loro politica è nato quando ho scoperto House Of Cards. Nel tempo libero mi dedico ai videogiochi, al cinema e alla lettura.

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