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Trump attacca il leader della maggioranza. Il programma repubblicano è in stallo e McConnell viene messo in discussione

La consueta pausa estiva del Congresso può rappresentare un momento di riflessione e programmazione, per i vertici dei partiti e per l’amministrazione. Durante questo agosto, sta però avendo luogo una certa contesa fra Trump e il leader della maggioranza in Senato, Mitch McConnell, che rischia di creare tensioni all’interno del Gop. In sostanza, il leader della maggioranza ha il ruolo di portavoce, e ha il compito di organizzare l’attività legislativa del suo gruppo, dialogando con i membri del suo partito, e anche di quello rivale, per ottenere i voti necessari a far passare le leggi. Dunque, il suo contributo è essenziale nella realizzazione degli obiettivi della presidenza.
Tutto è sostanzialmente cominciato dopo il fallimento del voto sull’abrogazione di Obamacare, avvenuto nella tarda nottata del 28 luglio. Nonostante il lavoro svolto negli ultimi mesi -e anni- l’obiettivo dei repubblicani è stato mancato, anche a causa di tre dissidenti -il risultato della votazione è stato un serratissimo 49 a 51-. L’esito è stato un colpo per il Partito Repubblicano, e lo stesso McConnell ha espresso tutto il suo rammarico in un discorso ai colleghi in Aula.
La situazione non ha potuto che alimentare l’ira del Presidente. Infatti, Trump non può ritenersi soddisfatto riguardo alla realizzazione del suo programma, dato che finora può vantare solo la nomina di Gorsuch alla Corte Suprema, come vera e propria vittoria in Congresso. Pertanto, l’insuccesso su Obamacare è stato, dal punto di vista del Presidente, la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
La settimana scorsa Trump ha lanciato su Twitter le sue critiche a McConnell: “Riuscite a crederci che McConnell, che ha gridato Repeal&Repleace per 7 anni, -riferito all’abrogazione e riforma dell’Affordable Care Act- non è stato in grado di farcela?“. Il Presidente ha poi aggiunto perentorio: “Mitch, get back to work and put Repeal & Replace, Tax Reform & Cuts and a great Infrastructure Bill on my desk for signing. You can do it!
Il Presidente sta insomma mettendo in discussione il suo leader della maggioranza, lasciando capire che potrebbe richiederne le dimissioni, se non ci saranno progressi su questi tre delicatissimi fronti -riforma sanitaria, riforma fiscale e investimenti nelle infrastrutture-. In un discorso del 10 agosto davanti alla stampa, Trump ha inoltre detto: “sono molto deluso di Mitch. [Ma] se riesce a far passare queste leggi, sarò molto felice di lui e sarò il primo ad ammetterlo.” Sembra insomma che Presidente stia usando il bastone e la carota verso McConnell, rivolgendogli forti critiche ma cercando al contempo di non destabilizzare troppo l’ambiente.
Dal canto suo, il senatore del Kentucky aveva dichiarato che il Presidente ha “aspettative eccessive sulla velocità in cui le cose accadono in un processo democratico“, aggiungendo che è estremamente irritante che si dica che il Congresso non è riuscito a fare nulla dall’elezione di Trump in poi.
Anche alcuni funzionari della Casa Bianca stanno criticando il leader della maggioranza, rimarcando non solo il fallimento su Obamacare, ma ricordando anche la troppa lentezza con cui è riuscito a fare approvare i membri della nuova amministrazione.

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Alcuni tra i vertici repubblicani, circa una ventina di senatori, stanno invece prendendo le difese del loro leader, ribadendo che non è opportuno attaccarsi tra membri della stessa squadra. In particolare, sono gli esponenti della -per così dire- “vecchia guardia” del Gop a difenderlo, su tutti l’anziano senatore dello Utah Orrin Hatch. D’altronde, è lo stesso senatore del Kentucky a far parte dei veterani del Partito, essendo al Senato sin dal 1985 e ricoprendo il ruolo di leader dei repubblicani alla Camera alta dal 2007.
I suoi sostenitori ricordano inoltre che McConnell era stato abile con la già citata nomina di Gorsuch alla Corte Suprema, quando ha saputo efficacemente usare la “Nuclear option” -espediente che ha permesso di raggiungere lo scopo con 51 voti, anziché con i 60 canonici-, per superare lo stallo in Senato.
Tuttavia, non è solo la presidenza ad essere furiosa con il senatore del Kentucky, ma anche la base del Partito -rappresentata da movimenti quali il Tea Party- che fortemente vuole vedere realizzata l’agenda di Trump.
In più, i recenti fatti di Charlottesville hanno forse offerto un ulteriore punto di attrito, con McConnell che ha implicitamente criticato il Presidente per la sua controversa dichiarazione, affermando: “non ci sono neonazisti buoni, e ciascuno ha la responsabilità di opporsi all’odio e alla violenza.”

Il punto è che se gli attacchi di Trump verso McConnell verranno continuati, il rischio sarà quello di approfondire la spaccatura tra establishment e base del Partito in un momento delicato, visto che a settembre verranno riaperte diverse partite legislative. Soprattutto, manca poco più di un anno alle midterm, appuntamento che il Gop ha fortemente bisogno di affrontare con qualche successo legislativo alle spalle e sapendo di poter contare sulla fiducia del suo elettorato.

Informazioni su antoniopilati ()
Da Brescia, classe 1995. Sono studente di Scienze politiche internazionali. Amo da sempre la storia, di qualsiasi periodo, e la geografia, soprattutto nel fare ricerche sui vari Paesi e le loro caratteristiche. Sono molto interessato agli Stati Uniti sotto ogni aspetto, in quanto Paese che ritengo avvincente e unico: non solo differente rispetto a qualsiasi altro, ma anche estremamente variegato al suo interno. Sono inoltre appassionato di calcio, di videogiochi strategici, di viaggi -specialmente per le grandi città-, che adoro preparare con la massima precisione. Per “The American Post”, mi occupo del Partito Repubblicano e curo la “Rubrica storica”.

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