IN EVIDENZA

Il rimpiazzo del missile Harpoon: la nuova sfida della US NAVY e dell’USAF

Dopo diversi anni si avvia nella sua fase finale la vita dello storico missile antinave statunitense Harpoon, il 25 luglio è stato ufficializzato l’acquisto dei primi 23 esemplari operativi del Lockheed Martin AGM-158C Long Range Anti-Ship Missile (LRASM) con un contratto dal valore di 86,5 milioni di dollari con consegne a partire da settembre.

Evoluzione dei missili AGM-158A Joint Air-to-Surface Stand-off Missile il LRASM è un missile è aviolanciato, subsonico, dotato di una ridotta traccia radar, ha una autonomia di 200 miglia nautiche ed è dotato di una testata di guerra da 1000 libbre, può essere trasportato dai Super Hornet della Navy e dai B-1B Lancer dell’USAF (fino ad un massimo di 24 possono essere stivati nelle baie interne dei Lancer).

I missili diventeranno operativi dal FY2018 con la forza aerea e dal FY2019 con la marina, inoltre ne sta venendo sviluppata una versione anche per lancio dalle navi.

Negli stessi giorni, a metà luglio per la precisione, in cui si annunciava questo primo contratto, infatti, venivano effettuati i test anche della versione navale che essendo dotata di un booster Mk-114 può essere lanciata dai contenitori verticali Mk-41.

L’importanza del nuovo missile

Il LRASM è importante in quanto oltre a garantire alla US Navy un successore degli oramai anziani Harpoon garantisce un consistente aumento delle capacità per quanto riguarda autonomia e testata bellica. L’Harpoon ha una autonomia che, a seconda delle versioni e del profilo di lancio, varia tra i 70 e le 150 miglia nautiche ed una testata bellica di poco meno di 200 libbre, mentre il LRASM ha una testata grande il doppio ed autonomia dichiarata, ma non specificata, superiore di 200 miglia nautiche (probabilmente prossime alle 300 miglia nautiche considerando anche possibili perfezionamenti nei vari lotti di produzione).

L’Harpoon era venuto ad essere un missile dalle ridotte capacità belliche e già in passato la Navy avevano provato ad esplorare strade alternative per allungare il braccio missilistico delle unità navali.  Se fino agli anni ’90 era stata proposta una variante ad uso contro nave del missile cruise Tomahawk, con il Block IV ne è stato testato nuovamente il suo uso antinave grazie ai perfezionamenti del sistema di guida. Pur mancando di contromisure attive e passive e/o velocità adeguati e necessitando inoltre di un velivolo o unità che aggiorni continuamente i dati del bersaglio  il Tomahawk Block IV si è rivelato comunque soddisfacente nei test condotti.

Altra soluzione adottata è stato adattare lo SM-6 per uso antiaereo a ruolo antinave. Lo SM-6 difetta di testata bellica (solo 140 libbre) e ha un range in questo uso di circa 200 miglia nautiche, ma in compenso è un missile ampiamente supersonico.

I due missili sopra (Tomahawk Block IV e SM-6) però rimangono soluzioni di ripiego volte a garantire una maggiore elasticità e possibilità operative dell’armamento a disposizione agli stessi comandanti, la necessità di un missile antinave di nuova generazione specifico per il ruolo rimaneva perciò sentita, tanto più viste le sempre maggiori capacità dei missili antinave esteri.

Cina, Iran ed export Russo

Negli ultimi 20 anni le capacità missilistiche antinave dei paesi emergenti e della Cina si sono infatti grandemente sviluppate e a questo si è affiancata una proliferazione dei missili antinave russi o sviluppati da essi (lo stesso BrahMos indiano è in realtà un adattamento di un missile russo, ovvero del SS-N-19 Granit), sia con soluzione classiche (missili antinave supersonici/subsonici) sia con nuove soluzioni.

Sempre dalla Russia non bisogna dimenticarsi anche dei missili come il SS-N-27 Sizzler/Club, missili cruise antinave lanciabili da nave, terra, aereo o sottomarino  ed esportati in vari paesi, tra i quali Cina, India, Vietnam e Algeria (in particolare per quanto concerne la versione antinave lanciata da sottomarino). Tale famiglia di missili è balzata agli onori delle cronache per la sua versione land attack resa celebre con il nome di Kalibr durante la guerra di Siria.

CSBA graphic

Al di là dei tanto discussi ‘carrier killer’ balistici cinesi DF-26 (la cui minaccia pare più teorica che pratica per via delle difficoltà in fatto di puntamento e manovra) non bisogna dimenticarsi di missili come la famiglia del YJ-82/C-802 (che ha avuto un grande successo export anche grazie ai cloni iraniani che hanno trovato largo sia in Yemen che da parte di Hezbollah) e della sua variante più evoluta YJ-83, del missile subsonico YJ-62 accreditato di un range di 220 miglia nautiche oppure dell’impressionante famiglia dei missili supersonici da difesa costiera e aviolanciati Sawhorse. Non bisogna dimenticarsi che gli stessi cinesi hanno sviluppato una famiglia di missili similari ai Sizzler/Club russi, la serie YJ-18.

Pure l’Iran, pur avendo una strategia navale molto specifica per il Golfo Persico focalizzata su missili a breve raggio e naviglio leggero, sta cominciando a sviluppare missili con maggiore autonomia, in questo senso va ad esempio il tentativo fatto con i Khalij Fars derivati dai missili balistici a corto raggio Fateh-110 o dei Qader, missili cruise antinave senza dimenticarsi dei già citati derivati locali del YJ-82 cinese.

La diffusione delle famiglie di missili cinesi e russi ha reso il naviglio US a rischio anche nei confronti di paesi non allo stato dell’arte per quanto riguarda difese costiere e marine, la Navy sta quindi tornando a focalizzare le sue capacità non solo sul supporto alle operazioni di proiezione forza, ma anche sul contrasto dei vascelli nemici, attività che con la fine della Guerra Fredda era passata grandemente in secondo piano. Avere missili con braccio operativo più lungo permetterà alle unità navali di mantenersi a maggiore distanza dalle unità nemiche, correndo quindi meno rischi rispetto a quelli attuali.

Cosa che nello scenario di blue water del Pacifico è una esigenza particolarmente sentita proprio per via della nascente competizione navale regionale.

Fonte immagine di copertina: Lockheed Martin

Sugli stessi argomenti consigliamo anche la lettura di:

BAE SYSTEMS E LA OTO MELARA PER I CACCIATORPEDINIERI ZUMWALT

Palau: l’alleato militare che non ti aspetti

LA POLITICA DI TRUMP IN ASIA ORIENTALE: TRA CONTINUITÀ E DISCONTINUITÀ

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: