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Corea del Nord: le posizioni dei leader nella regione

Nelle ultime settimane, la Corea del Nord ha continuato a esercitarsi con test missilistici, che hanno condotto i diversi leader impegnati nella regione, principalmente Trump, Moon Jae-In, Xi Jinping e Putin, ad assumere posizioni sempre più pressanti nei confronti del regime di Pyongyang. 

L’ultimo test missilistico

In data martedì 4 luglio, la Corea del Nord ha annunciato la riuscita di un test di un missile balistico intercontinentale (ICBM), notizia successivamente confermata dal Segretario di Stato Tillerson, il quale ha commentato affermando che il test rappresenta “un nuovo aumento della minaccia contro gli Stati Uniti, i nostri alleati e partner, la regione e tutto il mondo”. Questo tentativo è stato riconosciuto come uno dei più riusciti dalla fine degli anni ‘90, ma meno convincente è l’affermazione del regime che sostiene che tale missile possa raggiungere qualsiasi obiettivo nel mondo. Secondo John Schilling, un esperto di missili di Washington, entro il 2020 la Corea del Nord sarà in grado di sviluppare un ICBM dalla potenza necessaria a raggiungere il suolo statunitense.

Fig.1 – Il leader nordcoreano Kim Jong Un festeggia la riuscita del lancio di un missile intercontinentale

La posizione della Corea del Sud

Trump ha avvertito la Corea del Nord che la pazienza è finita (‘patience is over’), annunciando la volontà di aumentare le sanzioni contro il regime “sconsiderato e brutale” nordcoreano. Tale affermazione è avvenuta durante l’incontro con il Presidente sudcoreano Moon Jae-In, avvenuto venerdì 30 giugno, in cui Trump ha riaffermato l’impegno statunitense nei rapporti tra USA e Sud Corea. Inoltre, Trump ha concordato con Jae-In di lasciare una porta aperta al dialogo con la Corea del Nord, sotto “giuste condizioni”. Il Presidente sudcoreano Jae-In ha espresso la volontà di non perseguire la via del conflitto; ciò nonostante, qualora gli Stati Uniti decidessero di attaccare sarebbe difficile opporsi. La scelta adottata dal governo sudcoreano riflette la sua posizione geografica, per cui la Corea del Sud viene spesso definita “un gambero tra le balene”. Difatti, se è bene considerare una delle minacce fondamentali il suo vicino di confine, è altrettanto giusto prendere in considerazione l’influenza esercitata dalle principali potenze dell’Asia nord-orientale: Cina, Giappone e Russia. Storicamente, la Corea del Sud ha sempre preferito una strategia atta a creare rapporti di equilibrio con le maggiori potenze, ponendosi in una posizione di elevata importanza per le future prospettive economiche della regione. Tale strategia avrebbe lo scopo di favorire maggior indipendenza nel prendere le decisioni e di prevedere le forze necessarie per difenderle. Un primo ostacolo a tale strategia è sorto con la divisione della penisola coreana e la costituzione di una zona demilitarizzata sorvegliata dalle truppe nordcoreane, che ha condotto il governo di Seoul a incentrare tutte le proprie forze verso nord. Il tema della Corea del Nord rimane ancora molto incerto, anche se vi è la possibilità che la Corea del Sud decida di perseguire la strada del dialogo sotto l’egida della Cina, con cui condivide la volontà di prevenire la guerra. Dopo il test missilistico del 4 luglio scorso, il Presidente sudcoreano ha avvertito la Corea del Nord di fermare i lanci, per evitare di oltrepassare il “punto di non ritorno” oltre il quale il regime potrebbe correre importanti rischi.

Fig.2 – Il Presidente USA Trump e il Presidente sudcoreano Moon Jae-In alla Casa Bianca

La difficile relazione tra Cina e USA

La relazione tra Cina e Corea del Nord è molto più complicata di quanto si possa pensare. Per quanto sembri che la Cina abbia una significativa influenza sulla nazione, in realtà non ha mai giocato un ruolo predominante, limitandosi alla mediazione e all’assistenza economica e diplomatica. Con l’inizio dei test nucleari da parte del regime di Pyongyang, la situazione è cambiata drasticamente. La Cina, difatti, ha sempre di più assunto il ruolo di una potenza con lo scopo di mantenere la pace e la stabilità all’interno della comunità internazionale, e non al di fuori di essa. La Corea del Nord non ha mai dato seguito alle raccomandazioni di Pechino per adottare un comportamento moderato, inducendo il governo cinese a sostenere e rinforzare le sanzioni, come quelle adottate lo scorso giugno da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il regime di Pyongyang ha nuovamente respinto queste ultime, considerandole un “atto ostile” contro la sovranità dello stato nordcoreano. Trump ha più volte incoraggiato Pechino ad agire contro la Corea del Nord, affinché freni le sue ambizioni nucleari, ma nessuno dei tentativi per ora è andato a buon fine, sebbene il Presidente statunitense abbia riconosciuto, in un tweet, gli sforzi del Presidente Xi Jinping. Uno dei motivi principali per cui gli Stati Uniti esigono azioni più stringenti da parte della Cina riguarda il fatto che quest’ultima ha sempre usato la sua apparente influenza sulla Corea del Nord come pedina di scambio nei rapporti con gli USA. A fine giugno l’Amministrazione Trump ha imposto delle sanzioni contro una banca cinese, una compagnia cinese e due cittadini cinesi, nel tentativo di reprimere il finanziamento al regime nord coreano. In particolare, le sanzioni sono state più dure contro la Banca di Dandong, accusata di aver sostenuto finanziariamente le attività illecite del regime di Pyongyang e di aver riciclato il denaro. Il Segretario del Tesoro, Steven Mnuchin, durante un incontro alla Casa Bianca, ha affermato che la priorità è proteggere gli Stati Uniti e, in particolare, il sistema finanziario statunitense dagli abusi del regime nordcoreano, sottolineando inoltre come le misure sanzionatorie non siano state approvate per colpire direttamente la Cina. Ciò che è certo, come poi ribadito dallo stesso Ministro, è che vi saranno altre sanzioni per limitare ulteriormente ogni possibile forma di finanziamento illecito. La sanzione contro la Banca di Dandong è stata annunciata lo stesso giorno in cui è stata approvata la vendita di armi a Taiwan per un valore di $ 1.2 miliardi, eventi che hanno influenzato negativamente il rapporto tra Cina e USA, definiti dallo stesso Xi come “fattori negativi”. Probabilmente alla base di tali sanzioni vi è anche la speranza da parte dell’Amministrazione Trump che, colpendo il settore finanziario, sia proprio quest’ultimo a portare a una svolta radicale nei confronti della Corea del Nord, in modi completamente differenti, e forse più produttivi, rispetto a quelli adottati dal governo cinese sino a ora.

Fig.3 – Il Presidente USA Trump e il leader cinese Xi Jinping

Un possibile avvicinamento tra Cina e Russia?

Il test missilistico è avvenuto in concomitanza con l’incontro tra Xi Jinping e Vladimir Putin, che hanno avuto la possibilità di dimostrare la vicinanza tra i due Paesi. Difatti, entrambi i leader hanno concordato sulla prospettiva di un possibile scontro armato sulla penisola coreana, affermando poi che sia Trump sia Kim dovrebbero trattenersi dal compiere atti provocatori. Probabilmente tale avvicinamento tra le due potenze è stato anche favorito dalla conformità delle future prospettive riguardo alla Corea del Nord: entrambe, infatti, concordano sulla sua sopravvivenza, rispetto alla possibilità di una unificazione sotto Seoul; inoltre, Cina e Russia vorrebbero impegnarsi economicamente nei confronti di Pyongyang, e non ostacolarla. Se Cina e Russia continuano a espandere i loro interessi comuni, tale alleanza potrebbe essere molto devastante per gli interessi degli Stati Uniti, più di quanto non lo sia la minaccia della Corea del Nord.

Conclusioni

È difficile affermare quale possa essere la migliore soluzione per risolvere il problema derivante da Pyongyang, anche perché non sembra esservene una all’orizzonte. Una negoziazione tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti appare come una prospettiva fallimentare, come già tentato anni fa da Clinton e in seguito da Bush, ma in entrambi casi il regime non mostrò segni di cedimenti. Ora come allora Pyongyang non sembra aver alcun interesse a voler abbandonare il programma nucleare e missilistico, probabilmente perché Kim ha basato la legittimità del suo potere anche su quello e, eliminandolo, ciò renderebbe la sua figura debole. Infine, Pyongyang teme profondamente un eventuale regime change effettuato dagli USA, e considera vitale il programma in quanto considerato l’unico vero deterrente possibile.

Beatrice Ranucci

 

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