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Putin e Trump, ataviche tensioni o un roseo futuro?

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Ragioni storiche, geostrategiche e strutturali rendono difficile una sana e positiva relazione fra gli Stati Uniti d’America e la Federazione Russa. L’approccio di Trump e Putin alla politica internazionale e all’ordine mondiale, inoltre, rischia di essere foriero di nuove tensioni.

L’Orso Siberiano e la Guerra Fredda

La Russia è un Paese estremamente particolare: che fosse zarista, sovietico o contemporaneo, l’Orso Siberiano si è infatti sempre considerato una grande potenza, una nuova Roma, un centro di magnificenza e potere destinato a plasmare il futuro del mondo.

Tuttavia, tali sogni – a volte oggettivamente concretizzatisi, come nei casi di Napoleone e Hitler – hanno spesso trovato barriere strutturali che hanno quasi sempre reso la Russia una potenza relativamente debole. Fra queste, si annoverano: un territorio immenso, difficile da amministrare in maniera efficiente; un sistema politico centralizzato e verticistico; un’economia incentrata su pochi settori – agricoltura, industria pesante, difesa; una burocrazia elefantiaca e spesso corrotta. Le barriere in questione si sono spesso dimostrate al contempo causa e conseguenza dei problemi russi, oltre che essere estremamente correlate.

Nonostante ciò, la Russia e i suoi cittadini ancora non riescono a digerire la sconfitta della Guerra Fredda: una sconfitta che non fu militare (non vi fu scontro, non vi furono battaglie), ma politica, economica e culturale; semplicemente, l’aspetto militare non è l’unico fattore che rende un Paese una superpotenza. E l’Unione Sovietica perse il confronto con gli USA, cedendo il passo all’unica superpotenza. Solamente, la Russia si rifiuta ancora di accettarlo, anche perché vede il sistema liberale fondato dagli Stati Uniti come un’imposizione e come uno smacco. E ovviamente la percezione russa è corretta, visto che le regole, da che mondo è mondo, le decidono i vincitori. Gli USA, alla fine della Guerra Fredda, hanno tentato di integrare nuovamente la Russia nel loro sistema internazionale, concetto che un Presidente come Putin difficilmente potrebbe accettare, giacché sarebbe come prestare, per la sua visione del mondo, un giuramento di vassallaggio. Soprattutto perché, in un tale ordine mondiale, la Russia sarebbe consapevole di non poter violare le regole del gioco, mentre chi le ha scritte, ossia gli Stati Uniti e i loro alleati, le hanno infrante spesso e volentieri negli ultimi decenni.

Relazioni russo-statunitensi, tre questioni

Tre sono i concetti di fondo che animano le relazioni fra Russia e USA, oggi come ieri: in primo luogo, l’Orso Siberiano vive un perenne senso di insicurezza. Tale insicurezza è guidata da fattori strutturali, come il fatto che la Russia non possieda confini naturali che la proteggano dal mondo esterno, mentre gli USA hanno l’Oceano Atlantico e l’Oceano Pacifico. A Ovest, dove risiede il suo ventre molle, la terra degli zar confina con la NATO e l’Unione Europea, entrambe percepite come propaggini nel continente eurasiatico del blocco guidato dagli USA, a dispetto delle debolezze e dei dissidi interni delle due organizzazioni. A Sud, invece, la Russia confina con una miriade di Paesi i quali, nel tempo, potrebbero rivoltarsele contro; senza contare la Cina, il fratello coltello con cui l’Orso Siberiano intrattiene profonde relazioni, benché sia conscio che l’Impero Celeste, prima o poi, diverrà più forte anche dal punto di vista militare e tenterà di scardinarlo da diverse posizioni in Asia.

Figura 1 – La NATO preoccupa la Federazione Russa

In secondo luogo, gli USA, come i loro predecessori britannici, rappresentano la potenza marittima per eccellenza, contrapposta alla Russia, ossia la potenza terrestre per definizione. Gli Stati Uniti temono fortemente una possibile espansione russa in Europa e in Medio Oriente, con la conseguenza che loro stessi sarebbero tagliati fuori da due delle più rilevanti regioni del globo, finendo isolati e alla mercé del loro peggiore incubo: l’alleanza fra Russia e Germania.

Vero, l’Orso Siberiano è debole su parecchi fronti e non potrebbe sostenere a lungo uno sforzo contro gli USA: ciò nonostante, Putin ha reso il Paese una perfetta macchina di propaganda e l’ha dotato di eccezionali capacità di guerra cibernetica. Non solo, un conservatore come lui sostiene i più significativi movimenti populisti d’Europa proprio per indebolire l’Unione e frammentarla, in modo che non rappresenti una minaccia. Non può invaderla, ma può sempre destabilizzarla per renderla innocua. Come si sarà ormai reso conto il Presidente russo, l’Unione Europea non ha più alcun bisogno di spinte esterne per destabilizzarsi: fa già tutto da sola.

Figura 2 – Vladimir Vladimirovich Putin, Presidente della Federazione Russa dal 2000 al 2008 e dal 2012 a oggi

In terzo e ultimo luogo, gli USA, da vincitori della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra Fredda, hanno creato un ordine mondiale che, mentre soddisfa – tendenzialmente – gli interessi di una buona parte degli Stati presenti al mondo, soddisfa in maniera quantomeno accettabile anche i propri interessi. La Russia, invece, vuole modificare questo ordine mondiale e tornare a giocare un ruolo di primo piano. Il problema, tuttavia, non è tanto che Mosca voglia modificare lo status quo; nessun ordine internazionale è eterno: è creato dagli uomini tanto quanto gli Stati, e perciò pecca di fallibilità. Il punto cruciale è che la Russia, come anche la Cina o l’India o il Brasile, non presenta alcuna alternativa credibile, se non un ordine in cui ognuno difende puramente i propri interessi e la politica internazionale è vista solo come un’arena per gladiatori.

Il 45esimo Presidente USA

Tale visione del mondo trova il favore anche del 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, il quale, in campagna elettorale, promise di tornare a un clima di fratellanza, amore e cooperazione con la Russia: sono già passati cinque mesi dalla sua elezione e ancora non si è visto alcun eclatante cambio di rotta nelle relazioni con la Russia di Putin.

In parte perché bloccato dalle indagini sul Russiagate, in parte perché condizionato dall’establishment USA, il neo-Presidente non è riuscito a migliorare in alcun modo le relazioni russo-statunitensi; anzi, queste stanno peggiorando. Oltre a ciò, non bisogna dimenticare il punto fondamentale: se Trump e Putin hanno la stessa visione del mondo e si considerano tutte le variabili espresse in quest’analisi, si evince come i due Presidenti siano uguali e contrari, destinati a contrapporsi non solo per ragioni storiche, politiche, geostrategiche o di percezione, ma anche perché entrambi si considerano uomini forti che devono sempre vincere a scapito degli altri. Peccato che, in un mondo complicato, rapido, interdipendente e iperconnesso come quello attuale, i giochi a somma zero non possono ritenersi ulteriormente validi.

O meglio, possono, però non saranno utili a ottenere vantaggi e benefici a lungo termine per tutta la famiglia umana, creando così sempre squilibri e problematiche.

E in un mondo come quello di oggi, così scosso da questioni e sfide di respiro globale, il fatto che i Presidenti di due degli Stati più importanti al mondo abbiano una tale concezione degli affari internazionali non può essere motivo di speranza per i prossimi quattro (o otto?) anni.

Conclusioni

Certo, per il momento sembra che sulla Siria si sia raggiunto un accordo di massima per concentrare il fuoco contro Daesh, e sia Putin sia Trump possono anche rivendicarlo come un successo personale. Peccato che, alla fine, Raqqa verrà ripresa e il carattere statuale del Califfato – non l’organizzazione stessa – svanirà, permettendo alle tensioni preesistenti di emergere nuovamente e con maggiore enfasi: guerra civile, conflitto regionale, sfida russa al predominio statunitense in Medio Oriente.

Di fronte a una figura come Putin servirebbe, al contrario, un Presidente capace di rimanere saldo sulle proprie posizioni e, al contempo, in grado di accogliere gli interessi della controparte qualora questa faccia lo stesso. È tuttavia improbabile, se non impossibile, aspettarsi un comportamento del genere da un Presidente come Trump, impulsivo e del tutto a digiuno di politica internazionale.

Michele Da Siena

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