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BAE SYSTEMS E LA OTO MELARA PER I CACCIATORPEDINIERI ZUMWALT

Da La Spezia i prossimi proiettili per gli Zumwalt statunitensi?

Si riapre per gli Zumwalt la possibilità di poter usare in futuro i loro pezzi d’artiglieria. Un certo scalpore aveva suscitato la notizia che i cacciatorpedinieri classe Zumwalt sarebbero rimasti senza proiettili dopo che il programma Long-Range Land Attack Projectile (LRLAP) -sviluppo congiunto Lockheed Martin/BAE Systems- era stato abortito a causa degli esorbitanti costi di sviluppo e di produzione con proiettili di artiglieria che arrivavano a costare quanto alcuni missili cruise, circa un milione di dollari.

Di LRLAP ne erano stati prodotti solo 90 e questo voleva dire lasciare senza munizionamento d’artiglieria i cacciatorpedinieri classe Zumwalt, che rischiavano quindi di essere costose anatre azzoppate. L’Advance Gun System MK.51 montato in numero di due su ogni nave, pur avendo un calibro di 155mm piuttosto comune nominalmente, non è compatibile con le munizioni esistenti in campo terrestre e perciò necessita di una munizione sviluppata appositamente quale era lo LRLAP.

Il programma LRLAP vedeva proprio nel sistema di guida proprietario il suo più alto costo, ma notizia di questi giorni è che BAE Systems e Leonardo, tramite la sua controllata OTO-Melara di La Spezia, stanno sviluppando un nuovo proiettile per i pezzi Mk51 da 155mm montati sugli Zumwalt. La tecnologia alla base di questi proiettili è la stessa usata sui proiettili Vulcano già in test ed adozione per la nostra Marina Militare, quella olandese e per l’Esercito Italiano.Tale tecnologia si basa sull’implementazione di sistemi di guida compatibili con i calibri già esistenti (al contrario dell’AGS sviluppato specificatamente proprio per lo Mk.51), nonché tramite l’affinamento dei corpi stessi dei proiettili per migliorarne le caratteristiche aerodinamiche, senza dover ricorrere a sistemi di propulsione aggiuntivi. Dal 2013 ne è già stata provata l’efficacia in diverse campagne di test ed attualmente è in fase di acquisizione dalle forze armate italiane.
Per quanto concerne l’Italia questa famiglia nasce con l’obiettivo di armare le nostre unità navali, equipaggiate con pezzi da 127mm OTO, e le unità da artiglieria terrestre ,dotate di PZH2000 da 155mm, di proietti d’artiglieria in grado di fornire fuoco di precisione a lungo raggio.
Questa tecnologia è in grado di triplicare la gittata massima dei proiettili d’artiglieria e al contempo aumentarne la precisione con errore massimo ridotto a circa due metri per quanto concerne le varianti guidate e massimo di 20 metri usando il sistema di volo inerziale.
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Schema del range di impiego operativo dei proiettili Vulcano. Fonte: Ministero della Difesa

La guida del proiettile si differenzia a seconda della versione. Esiste una versione a guida infrarossa per compiti antinave, una variante a guida inerziale/GPS per uso contro obiettivi sulla costa ed in profondità sul territorio nemico ed infine una variante non guidata. Inoltre è in sviluppo, con la partecipazione della Diehl tedesca, una variante a guida laser semiattiva la cui guida finale sarà assicurata da operatori a terra, da UAV o velivoli attrezzati con designatori laser in maniera da ingaggiare bersagli terrestri in movimento o che si sono spostati.

Il proiettile sarà proposto anche per essere adottato sui pezzi d’artiglieria semovente M109 Paladin dello US Army e, probabilmente, se la dovrà vedere in una gara contro una variante del proiettile della Raytheon da 155mm, lo Excalibur, usato dalle unità terrestri statunitensi. Lo Excalibur ha guida GPS, ma una gittata di circa la metà di quella prevista dal LRLAP e probabilmente della variante AGS del Vulcano, in compenso ha costi decisamente contenuti con un costo a munizione (nella sua versione originale) di circa 70.000 dollari.

In compenso il sistema Vulcano è retrofittabile anche nei pezzi da 127mm Mk.45 in dotazione alla marina statunitense garantendo diversi risparmi logistici ed addestrativi.

Fonte foto di copertina: US Navy

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  1. Il rimpiazzo del missile Harpoon: la nuova sfida della US NAVY e dell’USAF – The American Post

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