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SE GLI USA CONTINUANO A DIMENTICARE LO YEMEN

Map of the Middle East with Saudi Arabia and Iran in focus with bullets draped across

Il Senato USA approva nuove sanzioni contro la Russia. Al contempo, si vendono nuovi armamenti all’Arabia Saudita e si discute di un possibile incremento dell’impegno statunitense in Yemen, dove la Casa Saud è ingarbugliata in un intervento immorale e destabilizzante.

Il Senato statunitense ha recentemente approvato nuove sanzioni contro la Russia, incluse alcune riguardanti individuals che vendano armi al regime di Assad, il quale si è macchiato di terribili eccidi e torture durante i sei anni di guerra parzialmente civile. Parzialmente, perché le interferenze esterne sono molto numerose e coinvolgono diversi Stati, nessuno dei quali sembra preoccuparsi realmente della sorte delle uniche vittime innocenti di questo conflitto: i civili. Tutti, invece, sembrano essere guidati da ragioni di influenza regionale e interessi geostrategici.

Tali sanzioni relative al conflitto siriano, per quanto giuste e doverose, stridono e lasciano attoniti per il palese approccio “due pesi, due misure” impiegato nei confronti di Russia e Siria da una parte e dell’Arabia Saudita dall’altra.

Mosca e Damasco sono state punite legittimamente dal Senato USA, mentre Ryiad è stata glorificata e appoggiata dal Presidente Trump nonostante il destabilizzante intervento in Yemen, un intervento guidato dall’idea che tale Paese sia un feudo di Casa Saud e che i suoi cittadini debbano tollerare, ancora, un regime dittatoriale durato già 40 anni, con le Primavere Arabe che hanno portato solo un cambiamento di facciata.

Qualche numero su questo conflitto: lo 82% della popolazione, circa 21 milioni di abitanti, ha un bisogno estremo di assistenza umanitaria; 280.000 richiedenti asilo, specialmente dal Corno d’Africa, sono presenti in Yemen, oltre a due milioni di sfollati interni (dati UNHCR, 28 Febbraio 2017); 2 milioni di bambini che non possono andare a scuola e vivono in condizioni di grave pericolo, senza contare gli oltre tre milioni di bambini e donne incinte che soffrono di denutrizione acuta.

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Fig.1 – I costi per la popolazione civile locale derivanti dal conflitto yemenita sono significativamente aumentati nel corso degli ultimi due anni

Nonostante questi numeri, Russia e Siria vengono punite – si ricorda: giustamente – mentre all’Arabia Saudita vengono accordati centinaia di miliardi di dollari in armamenti e si discute di possibili incrementi dell’appoggio USA alla sua operazione in Yemen.

Dove andranno questi miliardi di dollari in armamenti? Facile prevederlo, soprattutto dopo che Trump ha aderito pienamente alla visione saudita del Medio Oriente. Gli USA, oggi, hanno le mani sporche del sangue yemenita tanto quanto i Sauditi, o quanto Turchia, Assad e Russia in Siria.

Con questo duplice approccio, gli USA rischiano di compiere enormi passi indietro rispetto al proprio ruolo di guida globale, dimostrandosi un attore come tutti gli altri nelle tensioni regionali, guidato da meri interessi geostrategici.

E pazienza se gli yemeniti gridano giustizia, se il Paese viene dilaniato da una spirale di inutile violenza, se i civili soffrono e muoiono, se lo Yemen diventa bersaglio dell’isteria trumpiana-saudita anti-Iran, se estremismo violento e radicalizzazione dilagano insieme ad Al Qaeda e Califfato, se i migranti dal Corno d’Africa continuano a giungere sulle coste yemenite passando da un inferno all’altro. Pazienza, in fin dei conti, se l’Arabia Saudita rappresenta oggi una delle più gravi minacce alla stabilità regionale ed esporta estremismo e radicalizzazione in tutto il mondo, diffondendo il sostrato ideologico-religioso che sta alla base dei gruppi terroristici sunniti.

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Fig.2 – La guerra in Yemen si è acuita in seguito all’intervento saudita nel conflitto

Gli Stati Uniti, chiaramente, sono liberi di comportarsi come un qualunque attore coinvolto nella regione: sono uno Stato, hanno interessi geostrategici come tutti gli Stati. Basterebbe, tuttavia, lasciar da parte la retorica liberale, filo-democratica e che si proclama utile a fermare il terrorismo. Basterebbe lasciare da parte l’eccezionalismo statunitense. Perché questo duplice approccio, quest’ipocrisia nel comportamento verso Assad e verso l’Arabia Saudita, non può in alcun modo portare alla stabilizzazione del Medio Oriente o a vincere una sfida, quella del terrorismo, che ha radici ben più profonde di qualsiasi M-4 statunitense. Questo duplice approccio danneggia solamente la reputazione degli USA agli occhi delle popolazioni locali e fornisce una sponda, retorica e materiale, ai reclutatori di terroristi.

Tutto questo male non può portare che altro male, e non importa se ciò ricadrà sulle spalle dei contemporanei o sulle spalle delle future generazioni. I semi del male sono già in Medio Oriente, e appiattirsi sulla visione saudita non farà altro che aiutarli a germogliare e crescere rigogliosamente.

L’azione degli europei, purtroppo, continua a latitare, chiusi come sono nella propria torre d’avorio e nei loro piccoli interessi, ancora convinti che il mondo sia eurocentrico e non immensamente, infinitamente più grande. Esattamente come le sfide che si prospettano oggi alle varie regioni e al globo nel suo insieme.

L’Occidente riempie le agenzie di stampa di belle parole e valori che sembrano stonare con la realtà, e al contempo arma la mano che schiaccia, uccide, destabilizza ed esporta in giro per il mondo l’estremismo e il fanatismo religiosi. Ma lo Yemen è lo Yemen, e l’Arabia Saudita è l’Arabia Saudita, e in questo mondo l’Arabia Saudita può comportarsi come si comporta perché, purtroppo, viene considerato un attore utile e funzionale al sistema internazionale creato dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Prima o poi, o almeno così si spera, si riuscirà a comprendere che le politiche occidentali nella regione – spesso ipocrite, egoiste o miopi – non fanno altro che aggravare le già complesse dinamiche mediorientali, in uno dei luoghi più danneggiati al mondo dalla superficialità e dalla divisione occidentale arbitraria dei territori e degli Stati. E prima o poi si comprenderà la necessità di punire anche l’Arabia Saudita per il suo comportamento in Yemen.

Michele Da Siena

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  1. Putin e Trump, ataviche tensioni o un roseo futuro? – The American Post

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