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Gli USA e l’America Latina: tra isolazionismo e politica di potenza

Archiviati i primi 100 giorni della presidenza Trump e conclusosi sia il primo viaggio ufficiale sia il primo G7, già ci si è potuti fare un’idea delle strategie che il governo statunitense adotterà o potrebbe adottare nei confronti dei suoi vicini più prossimi: gli Stati dell’America Latina.

Innanzi tutto, dovrà esserci un grande sforzo diplomatico al fine di riuscire a mantenere un ruolo di primo piano sia a livello politico sia a livello economico. Nei prossimi due anni vi saranno elezioni in metà dell’America Latina che, dopo la retorica xenofoba tenuta dal Presidente USA durante la campagna elettorale, potrebbero venire influenzate dai movimenti nazionalistici anti Trump - come già si intravede in Messico, dove il tema principale delle elezioni del prossimo anno sembra essere il rapporto da tenere con la confinante superpotenza. Dal lato economico, invece, gli Stati Uniti dovranno guardarsi da tre principali minacce: per prima cosa, dalla concorrenza di Russia, Cina (APEC – Asia-Pacific Economic Cooperation) e Iran, i cui interessi e la cui importanza nella regione aumentano di anno in anno e potrebbero avere come catalizzatore l’uscita dei vari Stati dall’egemonia dello storico partner che era arrivato a definirli addirittura “il giardino di casa”; poi, anche dal rafforzamento del MERCOSUR dovuto all’isolazionismo USA, tanto che un diplomatico brasiliano ha rilasciato una dichiarazione dicendo che ora il Messico dovrà ricordarsi di far parte dell’America Latina (blog Latin America’s Moment, cfr.org); infine, dall’avvicinamento del Centro America al Sud America dovuto ai dubbi sulla posizione della presidenza statunitense riguardo al CAFTA-DR “Dominican Republic – Central America Free Trade Agreement” (l’equivalente del NAFTA per i Paesi del Centro America, ovviamente escluso il Messico).

Oltre a ciò, il dubbio più grande origina dalla contraddizione del voler conciliare la diminuzione degli aiuti ai Paesi alleati e il continuare i rapporti anti-migrazione irregolare, anti-terrorismo e la battaglia contro la corruzione in America Latina per la quale ci si chiede se si manterranno gli investimenti nell’FCPA (Foreing Corrupt Practices Act) e nel CICIG (International Commission Against Corrupt and Impunity) guatemalteco.

Passiamo ora ad analizzare gli Stati caso per caso:

Messico

Le elezioni del prossimo anno (luglio 2018) rendono il clima molto incerto e vi è addirittura una possibilità, seppur minima, che la collaborazione tra i due Stati si interrompa su sicurezza e migranti sia con l’attuale Presidente Peña Nieto sia in caso di vittoria del rivale A.M. Lopez Obrador (peggio) con grave danno per gli USA come per il Messico. Questa tensione è dovuta sostanzialmente a due questioni: NAFTA e muro al confine.

Riguardo al primo, ci si chiede se vi sia una vera volontà dell’Amministrazione Trump di voler rinegoziare l’accordo dopo che è già mutata la prima posizione sul fatto di volerlo abolire. Successivamente, ci si chiede quanto questo possa veramente influire sui due Stati: innanzitutto, con la nuova Presidenza gli investimenti nel Paese sono diminuiti, ma continuano a confluire non solo dagli USA, ma anche da molti altri Paesi con cui il Messico ha accordi economici; proprio il maggior numero di accordi stipulati rispetto agli Stati Uniti fa sì che molte compagnie delocalizzino, non solo per i costi di produzione, ma per usare il Messico come base per il commercio in varie aree del mondo, ad esempio la General Motors produce qui le autovetture Chevrolet destinate al mercato dell’Unione Europea.

Riguardo al muro, invece, vi sono troppi dubbi per poter fare un sunto esaustivo della situazione. Infatti, il tycoon e i suoi collaboratori continuano ad assicurarne la costruzione, ma i dubbi vengono dalla mancanza di fondi, dalla non volontà del Messico di finanziare tale opera e dall’incertezza sul fatto che si tratti o meno di una trovata propagandistica.

Cuba

Dopo la riapertura dei rapporti sotto l’Amministrazione Obama, Trump in campagna elettorale aveva dichiarato di voler fare un passo indietro. Ha parlato in questo senso anche il 16 giugno scorso in occasione di un discorso a Miami, più precisamente a Little Havana. "The Donald" ha infatti promesso alla platea di esuli di denunciare al mondo le atrocità commesse dal regime comunista di Castro e di combattere l'oppressione nello Stato cubano.

Ha poi aggiunto che annullerà l'accordo stipulato dalla precedente Amministrazione, il quale ha avuto l'unico effetto di far arricchire il regime senza aiutare i cittadini, e ne contratterà uno nuovo e eliminerà le sanzioni quando il governo cubano: avrà liberato i prigionieri politici, rispetterà i diritti di assemblea e di opinione, avrà reso legali tutti i partiti politici, avrà estradato i ricercati dalla giustizia statunitense e avrà programmato delle libere elezioni controllate da un supervisore internazionale. La decisione è però di tenere aperta l'ambasciata USA a L'Avana con la speranza e l'intenzione di costruire un cammino migliore nella cooperazione tra i due paesi.

Venezuela

Questa nazione da quasi due mesi è teatro di numerose manifestazioni contro il governo caratterizzate da aspri scontri con le forze dell’ordine e dalle conseguenti morti, ormai quasi 70. Sta così diventando il punto più caldo della regione e sarà sicuramente uno dei punti cardine per provare le capacità della nuova Amministrazione.

Sulle questioni riguardante questo Paese il Presidente Trump subisce pressione da alcuni parlamentari che vorrebbero applicare delle sanzioni al regime venezuelano, così come anche altri Paesi nella regione, si vedano le mozioni presentate sia all’OSA sia al MERCOSUR. Trump ha già compiuto qualche passo imponendo sanzioni al vicepresidente e al giudice capo e ad altri 7 giudici della Corte Suprema dello Stato bolivariano e programmandone aggiuntive contro la compagnia petrolifera statale, la PDVSA. Quindi difficilmente manterrà aperto un canale verso il regime come avvenuto sotto la Presidenza Obama.

Colombia

Dopo lo storico trattato di pace tra Farc e Governo, non è ancora chiaro se gli USA continueranno a investire sulla pace in Colombia. Il Segretario della Sicurezza Interna Jhon Kelly ha affermato che è imperativo che gli USA rimangano presenti negli affari del Paese, ma il Segretario di Stato Tillerson ne dubita. Quindi, dato il lobbying dell’ex Presidente Uribe e le tendenze isolazioniste dell’Amministrazione Trump difficilmente continueranno gli aiuti, specialmente se il Congresso non dovesse interessarsi all’argomento.

Brasile e Argentina

Nei due Stati più grandi e influenti dell’America Latina la situazione è pressoché identica. Entrambi sono in cerca di investimenti esteri per riuscire a riprendersi: lo Stato carioca dagli sconvolgimenti politici (impeachment) e dalla recessione di cui è in preda il Paese dopo aver fallito l’entrata nella cerchia delle più grandi economie mondiali, ad esempio attraverso i due grandi eventi sportivi organizzati negli ultimi anni (Olimpiadi e mondiali di calcio); l’Argentina invece dal default e dal regime populista di Kirchner. La seconda, che spinge per entrare nell’OCSE, è favorita da due fattori che sono la stima di Tillerson, che già prima di diventare Segretario si diceva ottimista per i cambiamenti in corso, e l’amicizia del Presidente Macrì con “The Donald”, che ha conosciuto quando il padre era socio in affari con l’attuale Presidente USA. Gli aspetti che tendono a portare investimenti statunitensi in entrambi i Paesi sono: l’opposizione politica ai populismi anti-USA, si veda la proposta di sospendere il Venezuela dal MERCOSUR; la presenza di fonti di petrolio e altre grandi risorse energetiche; l’interessamento cinese che dovrebbe fare sì che gli USA, minacciati in quanto potenza egemone nella regione, tornino a sostenere le economie favorendone lo sviluppo.

La situazione che si va delineando è quindi molto incerta, la colpa di tutti questi dubbi è data sostanzialmente dalla mancanza di coerenza tra dichiarazioni e fatti del Presidente Trump e dalla distanza tra le idee espresse all’interno dell’Amministrazione stessa. Staremo quindi a vedere nei prossimi anni quali correnti prevarranno e come si modificherà lo scacchiere di una regione come l’America Latina storicamente caratterizzata dall’instabilità.

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