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“TRUMP ECONONOMICS”, A CHE PUNTO SIAMO DELL’AGENDA ECONOMICA DI DONALD TRUMP?

Se dovessimo scegliere uno degli aspetti più caratteristici della personalità di Donald Trump, sarebbe senza dubbio il suo essere, in fin dei conti, imprevedibile. Questa caratteristica è emersa sin dalla campagna elettorale, e forse rimane il migliore attributo anche per descrivere i primi mesi della sua amministrazione.
Infatti a furia di tweet, tentativi, sconfitte e ancora nuovi tentativi, le azioni del neoeletto presidente non seguono quasi mai un andamento privo di colpi di scena; sulla stessa lunghezza d’onda si collocano anche le sue iniziative in campo economico.

Commercio internazionale

Uno dei leitmotiv principali della campagna elettorale di Donald Trump è stato quello di voler rinegoziare gli “ingiusti” accordi commerciali di cui oggi sono parte gli Stati Uniti, se non cancellarli del tutto. A parte il NAFTA, chiaramente denunciato come “peggior accordo della Storia” in campagna elettorale, Trump aveva infatti promesso di rinegoziare anche il TTP e gli accordi con l’Unione Europea.
Da questo punto di vista, Trump non ha perso tempo: il 23 gennaio gli Stati Uniti si sono ufficialmente ritirati dal TTP, che era a un passo dall’entrata in vigore. Il TTIP, il corrispondente del TTP ma rivolto all’Europa, era già stato dato per morto per cause naturali già a dicembre scorso, e possiamo ragionevolmente aspettarci che i negoziati non riprenderanno nell’immediato futuro. Anche eventuali trattati bilaterali, come quello paventato tra USA e UK, non sembrano in vista nel breve periodo.
Infine, per quanto riguarda il NAFTA, Trump aveva dichiarato già ad aprile di essere stato in contatto coi presidenti sia del Messico che del Canada da qualche mese ormai, instaurando nel contempo indagini antidumping e un ufficio per la protezione della manifattura americana.
lnfine, lo scorso 18 maggio il presidente ha incaricato Robert Lighthizer, rappresentante per il commercio, di notificare al Congresso l’apertura del periodo di consultazioni che precede l’avvio ufficiale dei negoziati. Questo significa che, passati 90 giorni (ossia dal prossimo 16 agosto), si potranno finalmente avviare i colloqui con gli altri paesi parte dell’accordo. Lo stesso Lighthizer porta avanti una posizione meno drastica sull’accordo rispetto al presidente, ha infatti ammesso che il NAFTA è stato dannoso per la manifattura statunitense, ma al contempo benefico per servizi, agricoltura ed energia.
A detta del presidente queste azioni sembrano aver già portato dei frutti: impaurite dai potenziali dazi, alcune grosse compagnie americane (ad es. General Motors, Ford) avrebbero ritirato alcuni investimenti in Messico o in Europa per dirottarli verso gli Stati Uniti, ma per ora si tratta di casi isolati.

La Cina

Sempre in campagna elettorale, Trump è stato particolarmente duro con la Cina, Paese verso il quale gli USA hanno il più alto deficit commerciale, accusando il governo di Pechino di manipolare la valuta nazionale. Ebbene, dopo l’incontro con Xi Jinping i toni si sono fatti considerevolmente più smorzati: Trump ha chiamato il presidente cinese “a great guy” e ha ritirato le accuse di “currency manipolator” alla Cina, chiedendo però maggiore collaborazione con la Corea del Nord, segno di una (necessaria) distensione delle relazioni tra i due Paesi.

La riforma dell’Obamacare

Dopo una bruciante sconfitta e molto faticare, alla fine i Repubblicani sono riusciti a far passare alla Camera il controverso progetto di legge con cui smantellare l’Obamacare. Si tratta di una vittoria di misura (217 favorevoli contro 213 contrari), che dovrà ancora superare il vaglio del Senato, dove la maggioranza dei Repubblicani è meno cospicua, ma il presidente può certamente tirare un sospiro di sollievo. Cancellare l’Obamacare era una delle priorità per Trump, soprattutto per il peso che aveva dato a questa battaglia in campagna elettorale. D’altra parte, i rischi che potrebbero scaturire dal ritirare copertura assicurativa e sanitaria a molte fasce della popolazione sono alti, come denunciato tra gli altri dall’American Medical Association. Bisogna ricordare che né Trump né il suo partito hanno ancora presentato una solida proposta alternativa per coloro i quali vedranno andare in fumo la propria copertura assicurativa. L’insieme di queste incertezze spiega come mai anche tra gli stessi Repubblicani rimanga ancora un buon grado di scetticismo nei confronti del disegno di legge

Riduzione delle tasse e investimenti pubblici

Stando a quello che è emerso finora, il piano è a dir poco ambizioso. Tra le misure previste figura l’idea di ridurre gli scaglioni di reddito per le tasse sugli individui (da sette a tre, con aliquote del 10%, 25% e 35%) e abolire alcune tasse accessorie (come l’alternative-minimum tax e l’estate tax). Per le imprese la proposta è di più che dimezzare l’aliquota delle corporate tax, dal 35% al 15%, assieme a dei non meglio specificati periodi di “tax holidays” per incoraggiare il rientro dei capitali dall’estero. Per finanziare il tutto si prevede, tra le altre cose, di abolire un alto numero di deduzioni e detrazioni fiscali a oggi in vigore.
I piani presentati sono stati molto parchi di previsioni circa gli impatti sull’economia e sulle finanze pubbliche (non ultimo il debito pubblico), se non addirittura vaghi nei dettagli delle misure da intraprendere. Sebbene i fautori della riforma sostengano che per gran parte “si finanzierebbe da sola” grazie alla crescita economica che genererebbe, la Committeefor a Responsible Federal Budget ne ha stimato l’impatto inflativo sul debito tra il 15% e il 35% per i prossimi 10 anni.

Sul piano degli investimenti, la settimana scorsa è stata inaugurata in pompa magna l’infrastructure week”, con una serie di annunci relativi ad interventi sull’infrastruttura pubblica per un totale di almeno 200 mld$. Il piano dovrebbe toccare il sistema del traffico aereo sul territorio statunitense, l’infrastruttura agricola e l’acqua potabile e le vie di comunicazione. Tuttavia, complice lo scandalo Comey, non si è andati oltre all’annuncio, e il timore è che questo diventi un’abitudine per la maggior parte delle iniziative dell’amministrazione Trump relative alla spesa pubblica.

Se la sostenibilità di queste misure rimane da discutere, il capitale politico richiesto per implementarli presenta ulteriori caveat. L’ultima importante riduzione del cuneo fiscale fu infatti implementata da Ronald Reagan, ma anche allora richiese l’intesa coi Democratici. Anche il piano degli investimenti richiederà un’intesa con l’opposizione, e sebbene il presidente si è detto disponibile al dialogo, l’arte del compromesso non sembra uno dei suoi talenti più evidenti.
Sembra infatti che la personalità da CEO di Trump riesca ad essere tutto sommato efficiente nell’implementare iniziative che non richiedano di scendere a patti con gli altri comparti dell’amministrazione pubblica o con il Congresso. Tuttavia, quando è richiesto l’ottenimento di un compromesso o la collaborazione con il suo stesso entourage, il presidente fatica a concludere iniziative concrete e durature, segno che la sua personalità da politico presenta ancora buoni margini di miglioramento.

Energia e Cambiamenti Climatici

Donald Trump è un acceso negazionista in termini di cambiamenti climatici, e anche in questo campo non ha perso tempo a mantenere le promesse. La sua posizione si è chiaramente espressa a furia di ordini esecutivi, come quelli in cui ha autorizzato la costruzione degli oleodotti Keystone XL e Dakota Access in gennaio. A queste misure si sono aggiunte i tagli ai finanziamenti per l’Environmental Protection Agency e modifiche alla comunicazione e alle attività del Department of Energy. Inoltre, è stato cancellato il Clean Power Plan, inaugurato da Obama, che poneva limiti alle emissioni delle centrali a carbone, che la nuova amministrazione vorrebbe invece stimolare. Infine, quasi a compimento di tutto ciò, il presidente ha ufficialmente dichiarato il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul clima di Parigi, già ratificato da Obama. Tuttavia, se effettivamente il paese lo seguirà senza opposizioni su questo percorso rimane ancora da scoprire.

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