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La corsa allo spazio statunitense

Le riforme nell’Air Force del suo strumento spaziale e le sfide US nello spazio

Il nuovo segretario dell’Air Force, Heather Wilson, sta riorganizzando le forze spaziali US creando una figura ad hoc a tre stelle come comandante in capo delle operazioni spaziali che andrà ad affiancare lo Space Command e avrà in particolare compiti di collegamento e pianificazione strategico all’interno dello stato maggiore della forza aerea.

294px-Air_Force_Space_Command_Logo.svgIl nuovo direttorato, chiamato provvisoriamente A-11, servirà quindi a rendere più centrali le operazioni spaziali nell’ambito delle attività militari US. Inoltre è stato riconfermato che il Segretario della Forza Aerea continuerà ad essere il referente principale del Consigliere per la Difesa per le questioni spaziali.

“Questo è il prossimo passo nel nostro sforzo di integrare, normalizzare ed elevare le operazioni spaziali nella forza aerea. Gli US sono dipendenti dallo spazio ed i nostri avversari lo sanno. Dobbiamo organizzarci e addestrare le nostre forze per essere in grado di prevalere in ogni conflitto futuro che potrebbe estendersi nello spazio” ha dichiarato la Wilson.

Gli Stati Uniti nel mentre stanno sviluppando ulteriormente le loro capacità spaziali sia hard che soft.

In particolare degno di nota è stato il successo del test del missile antimissile balistico GMD il 30 maggio. Il Ground-based Midcourse Defense ha intercettato nel Pacifico l’equivalente di un missile balistico intercontinentale lanciato dagli US, nel mentre proseguono gli studi e gli sviluppi per il sistema ABM diretto a proteggere gli US dalla minaccia nord-koreana in primis. I sistemi saranno un mix di radar navali, terrestri, missili terrestri di vario tipo e sistemi di primo allarme ed intercettazione spaziale (tramite lo Space Based Interceptor, programma che per ora è ancora solo alla fase di studio).

La Lockeed-Martin recentemente ha vinto la gara per ulteriori due satelliti della famiglia SBIRS, satelliti di primo allarme ad infrarossi su orbita geosincrona ed in alta orbita ellittica che permetteranno di migliorare ulteriormente la capacità di primo allarme rispetto alle famiglie di satelliti già in orbita.

In tutto questo però non bisogna dimenticarsi di uno dei programmi spaziali più misteriosi e discussi tra i programmi portati avanti dalla forza aerea: lo X-37 ha recentemente raggiunto un successo con orbite intorno alla Terra durate 718 giorni.

Il programma X-37 conferma inoltre la sempre maggior presenza di attori privati sul palcoscenico dell’inserimento di payload in orbita, infatti il prossimo lancio dell’X-37 avverrà tramite Space X, la compagnia del visionario Elon Musk ha infatti sconfitto la United Launch Alliance con i suoi Atlas V, ULA che neanche si è presentata alla gara. La concorrenza privata è vista come un metodo per abbassare fortemente i costi di messa in orbita, nonché per sviluppare nuove tecnologie e per evitare di essere dipendenti da un’unica filiera produttiva. A questo proposito è bene ricordare la lunga e discussa vicenda dei razzi spaziali commerciali US equipaggiati con motori di produzione russa.

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Fonte: US Air Force

Tutto questo mentre sempre più paesi ottengono l’accesso allo spazio ed a sistemi missilistici balistici. Non peraltro David Buck, comandante delle US Strategic Command, e John Raymond, comandante del US Air Force Space Command, hanno riaffermato recentemente la loro strategia avente i seguenti punti principali:

  • Sfera spaziale. Al pari di quello terrestre, navale o aereo gli avversari degli US stanno sviluppando capacità per impedirne l’accesso e lo sfruttamento dei benefici dall’uso dello spazio. Per questo si punta a potenziare le capacità spaziali allo STRATCOM (il comando centrale strategico con il controllo sull’arsenale nucleare, intelligence strategica, difesa contro armi di distruzione di massa e ABM).
  • Libertà spaziale. Per mantenere il pieno accesso e sfruttamento dello spazio gli US si sono prefissati di mantenere una superiorità militare su qualsiasi avversario in particolare tramite la capacità di prevenirne le mosse (una traduzione di un certo pensiero navale in ottica spaziale bisogna notare). Attualmente il focus della sicurezza nazionale US riguarda la difesa dai detriti sulle orbite più affollate, questo richiederà un certo sforzo per sviluppare nuove capacità belliche in grado di anticipare le minacce e proteggere di conseguenza i propri satelliti e mezzi spaziali.
  • Intelligence Spaziale. Per quanto in questo settore gli US siano tra gli stati più evoluti al mondo i due generali hanno identificato in questo proprio un problema: la capacità di processare le informazioni sta andando oltre ai limiti umani. Per questo in futuro sarà necessario sempre più far affidamento su sistemi automatici di analisi e su piattaforme commerciali (che si stanno molto diffondendo).
  • Sicurezza spaziale. Attualmente i due maggiori player con capacità militari in grado di impedire o limitare l’accesso allo spazio sono Russia e Cina. Il punto di forza US nelle varie operazioni militari è l’uso del dominio spaziale, ma al contempo questo ne diventa un tallone d’Achille. Per questo è stato proposto di agire in particolare tramite diplomazia per rendere chiaro come un danno agli strumenti spaziali US sia una questione di importanza strategica per gli US stessi (con le risposte che ne conseguono).

Gli US sicuramente rimangono all’avanguardia per quanto riguarda le capacità spaziali e l’esistenza di sistemi ABM avanzati già oggi operativi nonché lo sviluppo dell’X-37B lo dimostrano. Quel che però viene da chiedersi è quanto questa superiorità potrà rimanere intatta e quanto in particolare potrà continuare la poca integrazione in questo settore con i propri alleati. Non bisogna dimenticarsi come gli US abbiano malvisto ad esempio il programma di GPS duale europeo Galileo per via del suo eventuale uso da parte della Cina e come il Giappone abbia dovuto sviluppare di proprio conto una nuova costellazione da affiancare a quella GPS (pienamente integrata in questa al contrario del Galileo) pur di ottenere la sufficiente precisione sul territorio nazionale e limitrofi.

Missile Defense Agency FTO-01 Flight Test

Fonte U.S. Army /Missile Defense Agency

La stessa necessità, sentita in particolare nel Pacifico, di sviluppare sistemi ABM obbliga da un lato i paesi dell’area a richiedere l’aiuto US, ma dall’altra crea malumori per la poca condivisione di capacità reali che ci sono (cosa particolarmente sentita con la nuova presidenza percepita a torto o a ragione come ondivaga su vari dossier), basti ricordare la querelle sud-koreana sul sistema THAAD e la volontà sud koreana di sviluppare un proprio sistema anti missile alternativo e per di più basato in parte su esperienza e tecnologia russa.

La riforma della gestione e della strategia militare spaziale americana è quindi uno step necessario nell’ottica della sicurezza nazionale US, ma bisognerà vedere se questo sarà accompagnato anche da revisioni profonde dei rapporti con gli altri partner statunitensi.

(fonte immagine di copertina: Boeing)

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